«Conserva le cellule staminali del cordone ombellicale di tuo figlio e assicurerai una risorsa medica potentissìma per curare le malattie che minacciano la salute dei tuoi cari.
Il futuro della scienza passa anche da qui.
Da quelle «banche del cordone”, rigorosaniente private che si stanno trasformando in supermercato della speranza per centinaia di genitori ansiosi e colmi nell’attesa, verso le scoperte della medicina. Daltronde,concede il pediatra Vincent lanneili dell’Università del Texas,«quale mamma o papa non farebbe tutto il possibile per assicurare al figlio una crescita in salute?». Il dilemma, aggiunge. semmai e un altro: ha senso conservare il cordone in una banca privata per un potenziale uso personale. oppure e meglio donarle alla banca pubblica per offrirlo a chi oggi,e non in un ipotetico domani, ne ha davvero bisogno,ossia bimbi gravemente malati di pacologie tumorali o genetiche del sangue?
L’Italia assieme alla Francia, ha scelto (e imposto) la seconda via.”Non risponde ai criteri di costo ed efficacia necessari per erogare le prestazioni a carico del serivizio sanitario”. ha affermato il ministro della Salute Girolamo Sirchia:”Fanno eccezione i donatori il cui cordone può essere utilizzato per un fratellino affetto da una malattia curabile con trapianto di cellule staminali: in questo caso. l’uso familiare è consentito
ed è sostenuto a spese del servizio sanitario”
Molti altri Paesi occidentali come Stati Uniti. Gran Bretagna. Germania hanno, invece, adottate un sistema misto che permette anche la consenvazione privata.
E poi c’e la grande nebulosa delle banche online. alle quali sempre più spesso si rivolgono. Aumentano le mamme italiane che rivendicano diritto di conservare congelato il cordone ombelicale del proprio figlio.
Perché Sirchia dice no(con un’eccezione).
La conservazione autolaga del cardone “Non risponde ai criteri necessari per erogare prestazioni a carico del servizio sanitario” Parola di Girolamo Sirchia, ministro della
Salute. Che però, rispondendo a una recente interpellanza alla Camera, ha lasciato aperta la parla a un’eccezione: i donatori il cui sangue può servire per curare unfratellino. «In questo caso, l’uso familiare è consentita». E paga lo Stato
Tra interesse pubblico e speranza privata, il professor Leone non ha dubbi:
“Il cordone in Italia vine considerato alla stregua del sangue e quindi ottoposto alle stesse leggi. Non si vende e non si compra, nè si puo dare in affidamento a una clinica privata. E come se ognuno di noi volesse conservare il proprio sangue indefinitamente, senza un particolare motivo, per esempio un gruppo raro’, sostiene: “Dobbiamo invece stimolare opinione pubblica e istituzioni affinche le banche di cordone tipizzate possano consentire il maggior numero di trapianti a chi ne ha davvero bisogno. Se poi si scopriranno nuove tecniche che permetteranno alle cellule staminali emopoietiche di diventare miocardio o fegato. si potranno sempre utilizzare le cellule staminali emopoietiche perifericbe o midoliari di cui ognuno di noi è ricco».
Tra i due fronti s’insinua però un possibilecompromesso. «Circa il 95% delle donazioni raccolte dalle banche mondiali Iquasi 190 mila unità) è ancora conservato. Se vi fosse una reale indicazione di necessità, quale banca negherebbedi “restituire” la donazione a un bambino? Al momento non esiste un sistema organizzato che permetta larintracciabilità dell’unità donata ma la strada è percorribile». dice Rebulla. Ciò eviterebbe discriminazioni tra chi può e chi non puo conservare il cordone del figlio, e anche la perdita di una risorsa fondamentale per la ricerca. Parte del sangue cordonale donato finisce, infatti, proprio nei laboratori che stanno sviluppando protocolli di terapia cellulare in neurologia. cardiologia ed epatologia.”La sfida è riuscire a far replicare le cellule senza che si differenzino troppo, altrimenti perderebbero la loro capacita di funzionare a lungo una volta trapiantate”. spiega Rebulla. “Finora hanno dato ottime prove di qualità in vitro e nei modelli animali ma non hanno ancora prodotto risultati significativi in vitro, nell’uomo». Intanto, grazie a una promettente tecnica di «espansione delle cellule» messa a punto dall’èquipe di Rebulla,la scorsa estate a Pavia e stato operato con successo un bambino talassemico. Un risultato che forse permetterà di superare il principale ostacolo ai pieno impiego delle cellule staminali cordonali: il loro numero limitato.