Embrioni, gli anatemi sulla ricerca (e sulla vita)

Carloalberto Redi
Giustamente Bruno Dallapiccola, che è un genetista dichiara fama oltre che un caro amico, ricorda sull’Avvenire di ieri le grandi opportunità offerte dalle cellule staminali somatiche (adulte) per le applicazioni terapeutiche. Su questa evidenza non vi può essere scontro. Oggi la pratica di terapie cellulari in medicina rigenerativa è basata unicamente sull’impiego di questo tipo di staminali.
Impiegare oggi le staminali embrionali non è utopistico come ci dice Dallapiccola, è da pazzi: indurremmo solo dei tumori! Da più di venti anni, a partire dalle applicazioni in campo ematologico, la pratica clinica dell’impiego delle staminali somatiche ha aperto la strada alla medicina rigenerativa. Le nostre conoscenze oggi sono queste ed infatti le cellule staminali somatiche assicurano alcune importanti applicazioni per il trattamento di leucemie, dei grandi ustionati e della degenerazione della cornea (in questo campo l’Italia vanta un primato mondiale con la banca degli occhi del Veneto curata dal dott. De Luca). Ogni giorno assistiamo a piccoli avanzamenti del sapere in questo campo.

Uno di questi,come ben ricordato da Bruno Dallapiccola, è la scoperta del gene Pax3, che regola lo stato stazionario della condizione di staminalità di una cellula.
L’averlo individuato ci fa sperare di poterlo manipolare al fine di ottenere staminali. Ma si può aggiungere anche altro al fine di rafforzare le grandi attese dalle staminali somatiche. Ad esempio l’aver individuato nuove fonti di staminali, si pensi alla polpa dei denti da latte, al liquido amniotico ed al tessuto adiposo (la liposuzione quale fonte distaminali somatiche in grado di differenziarsi in cellule adipose, della cartilagine, dell’osso e del muscolo) oltre al cordone ombelicale ed al materiale abortivo. O ancora di più, l’aver capito che le staminali somatiche possono essere transdifferenziate da un tipo tissutale ad un altro, come sanno fare Angelo Vescovi e Giulio Cossu.

Cellule staminali del sangue sono state differenziate incellule muscolari, cardiache, endoteliali, gliali ed epatiche.Inoltre, sperimentazioni sono già in corso per il trattamento del Parkinson, dell’infarto del miocardio e del diabete.
Per completa informazione è necessario però ricordare che difficoltà di tipo tecnico (per il prelievo e per la espansione in coltura)per le staminali somatiche e di tipo tecnico ed etico per le staminali embrionali e per quelle germinali (di cui nessuno parla) costituiscono dei seri limiti per le applicazioni terapeutiche.Limiti che non permettono di accorciare i tempi necessari per passare dalla sperimentazione al letto del paziente (il quale giustamente risponde, con i suoi cari, ad una sua propria psicologia della quale dobbiamo avere il massimo rispetto).

Sono questi dei dati incontrovertibili sui quali ritengo vi possa essere solo condivisione. Queste indicazioni erano già tutte scritte nel rapporto Dulbecco (2000) sull’impiego delle staminali a fini terapeutici, voluto dall’allora Ministro Umberto Veronesi, e firmate da molti di noi che oggi scrivono e rilasciano interviste.La biologia delle cellule staminali (le embrionali nell’uomo sono state derivate nel solo 1998) e ancora un grande buco nero del quale incominciamo ad intravedere solo alcune realtà. In un simile contesto è dunque necessaria tanta, e ben finanziata,ricerca per sviluppare strategie tese all’ottenimento di grandi quantità di cellule staminali. Un solo esempio può bastare: ad oggi ben 487 pazienti parkinsoniani sono stati trattati con cellule nervose derivate da materiale abortivo fetale.
Solo 3 pazienti non hanno mostrato regressione dei sintomi, 484 hanno visto scomparire discinesia ed ancora oggi dopo 3 – 5 anni le cellule nervose traplantate sono capaci di produrre dopamina (la sostanza mancante nel cervello dei pazienti Parkinson). Questo
approccio terapeutico è del tutto impraticabile poiché è necessario il materiale derivante da 5 -6 aborti per ottenere la quantita di tessuto necessaria al trattamento di un solo paziente Parkinson.Da qui la necessità di trovare nuove sorgenti del reagente biologico utile al trattamento: Tiziano Barberi, dell’istituto Sloan Kettering di New York, uno dei tanti bravi ricercatori che riusciamo a far fuggire, ottiene nell’agosto 2004 un milione di neuroni dopaminergici da una singola staminale embrionale umana. Nessuno ne parla. E così, cellule staminali embrionalidi topo sono state differenziate in vitto in cellule epiteliali,muscolari, nervose o pancreatiche. Di recente, un gruppo di ricercatori dell’Università di Bonn e del National Institute of Neurological Disorders and Stroke negli Stati Uniti è riuscito a differenziare delle cellule staminali embrionali in cellule della glia, un tipo di cellula nervosa che produce lo strato di mielina che ricopre le fibre nervose.

Queste cellule, quando trasferite nel cervello di topi con una insufficiente produzione di mielina,sono state capaci di esprimere una normale attività sintetica di questa proteina.
Un altro gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine ha prodotto, sempre a partire da staminali embrionali, delle cellule nervose immature che se trasferite nella spina dorsale danneggiata di ratti, ne ristabiliscono le normali funzioni. Analoghi tentativi sulle scimmie e su alcuni pazienti (compiuti ad Harvard dal neurobiologo Evans Snyder) fanno ritenere non lontano nel tempo la possibilità di riparare motoneuroni con la riacquisizione delle funzioni deambulatorie (si pensi alle applicazioni per patologie quali i traumi spinali). Questo campo di ricerca di estrema avanguardia, ed i cui risultati permetterebbero certamente di abbreviare enormemente i tempi di passaggio dalla ricerca di base alla terapia, è di fatto in mano alle capacità di Regno Unito, Singapore, Israele e Sud Corea.

Ora un referendum popolare ha aperto le porte a queste ricerche anche in Svizzera e California e la recente legislazione introdotta in Brasile farà di questo paese uno dei leader in questo campo di ricerca.
Ma nel nostro paese non viene presentato il quadro completo. Si enunciano a priori e non si tenta di spiegare al cittadini la reale situazione, senza creare false aspettative o creare timori che spingono i decisori politici a chiusure del quadro giuridico di ciò che è lecito ricercare. Chi lo fa, come lo scrivente, viene tacciato di “assassino di embrioni”!
Il dibattito che si sta svolgendo sugli embrioni e sulle cellule staminali è un dibattito “falsato”: chiara e la evidenza delle possibilità di terapie che però sono ritenute lecite o illecite in base a convinzioni ideologiche e religiose sulla natura dell’embrione.

Ne deriva una giurisprudenza che limita la capacità del capitale umano impegnato in ricerche di avanguardia, ricerche che potranno portare a grandi esiti terapeutici, lo dice la storia della biologia. Non so immaginare quel giorno. Come si potra rinunciare a terapie, basate su embrionali, per quanto sviluppate in un lontano paese. Quei 30.000 embrioni, che ci ricorda Dallapiccola sono tra noi, vanno rispettati. Sono certo essere questo un sentimento condiviso da tatti. Mi chiedo quindi quale è il rispetto a loro assegnato se la loro fine è quella di essere gettati (poiché non più reclamati) o lasciati per secula seculorum al freddo (decisione che è sinonimo di morte, seppure lenta) in nome di un a priori religioso; l’impianto in madri adottive non essendo praticabile. Al di la delle posizioni ideologiche e religiose e senza nulla rinnegare chi crede che siano già un essere umano o coloro i quali credono che diverrà, in opportune circostanze, un essere umano o coloro per i quali non lo è affatto, sostengo con forza che la decisione sul loro destino deve essere ridotta al “che fare” e non posta nella prospettiva di derivare la decisione in base al cosa sono”.

Questi embrioni esistono e chiedono di partecipare ad un processo materia-energetico che chiamiamo vita contribuendo a rendere quanto prima realtà ciò che oggi è una
prospettiva terapeutica potenziale.