Il quorum ai referendum sulla legge 40 vale un milione di euro

Intervista al Coordinatore nazionale dei Giovani del Movimento per la Vita

La scelta di non andare a votare i referendum abrogativi della legge 40/2004, sostenuta anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, farebbe risparmiare ai contribuenti italiani un milione di Euro.

Questa è infatti la cifra che dovrebbe essere corrisposta ai promotori dei referendum qualora si raggiungesse il quorum dei votanti (50% degli aventi diritto più uno).

“Pochi lo sanno – ha riferito a ZENIT Giorgio Gibertini, Coordinatore nazionale dei Giovani del Movimento per la Vita – ma se ai referendum non si raggiunge il quorum, non scatta il rimborso elettorale. Questo è un motivo in più per invitare i cittadini a non andare a votare”.

La legge che regolamenta i rimborsi elettorali e referendari è la n. 157 del 3 giugno 1999. In questa legge si dice che il rimborso referendario ai comitati promotori sarà dato solo se verrà raggiunto il quorum qualunque sia l’esito del referendum, ovvero sia che vincano i “si” sia che vincano i “no”.

“Anche per questo motivo – ha ribadito Gibertini – noi chiediamo alle persone di non andare a votare i referendum, perché andare a votare e dire ‘no’ può aiutare non solo a far vincere i ‘si’, ma anche a far prendere il rimborsoreferendario ai Radicali, ai Diesse e agli altri promotori dei referendum”.

“Data l’ideologia professata sappiamo di certo che questi soldi verranno utilizzati per campagne contro la vita e contro la famiglia. Si tratta di soldi pubblici che provengono dalle tasse pagate dai cittadini italiani”, ha rilevato l’esponente del MpV.

Può spiegarci cosa prevede la legge che regola i rimborsi elettorali e referendari?

Gibertini: Ecco cosa dice l’art. 4 della legge 157 del03/06/99:
“In caso di richiesta di uno o più referendum, effettuata ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione e dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale, è attribuito aicomitati promotori un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di lire mille per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a lire 5 miliardi annue, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validità di partecipazione al voto”.

Qual è dunque la cifra di denaro pubblico che finirebbe in tasca ai promotori del Referendum?

Gibertini: Facciamo un pò di contabilità spiccia. Mille lire sono 0,52 euro. Le firme che contano sono quelle “fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta”, dunque non 750.000 firme, quelle raccolte, ma 500.000, quelle necessarie per fare il referendum. 0,52 centesimi moltiplicato per 500mila fa esattamente 260mila euro. Mezzo miliardo delle vecchie lire. Ovviamente per 4 che è il numero dei referendum ammessi fa due miliardi di vecchie lire. E questo ci fa capire anche il perché i Radicali, e chi per loro, promuovano sempre più di un referendum, cioè per prendere il rimborso elettorale più alto possibile.

Mi sembra uno spreco assurdo, anche perché una legge c’è già, votata dal Parlamento. Perché dovremo spendere ancora denaro pubblico per un referendum richiesto da coloro che non vogliono accettare il verdetto del Parlamento?

Da un punto di visto etico poi la situazione diventa insostenibile, perché con le nostre tasse già paghiamo gli aborti di stato ed ora vorrebbero farci pagare i capricci di provetta selvaggia e il rimborso elettorale per i radicali.

Che cosa si potrebbe fare in termini di aiuto alla vita e alle famiglie con l’equivalente del rimborso referendario?

Gibertini: Con due miliardi di vecchie lire ovvero un milione di euro e qualcosa in più? Guardi, le dico solo che “Progetto Gemma”, nato in seno al Movimento per la Vita italiano nel 1994, è un progetto di adozione prenatale a distanza: donatori anonimi adottano una mamma in attesa per 18 mesi versando ai nostri centri che aiutano queste mamme con 160 euro mensili.

Dal 1994 ad oggi, grazie a “Progetto Gemma”, abbiamo visto nascere oltre 8mila bambini. Ecco: con un milione di euro si potrebbero far nascere 350 altri bambini e far rinascere alla vita, alla fiducia ed alla speranza 350 famiglie, tanti mamme e papà tentati dall’aborto. Questo è un semplice ma concreto aiuto alle famiglie, questa è una semplice ma concreta legge di politiche familiari.

Il Presidente Azeglio Ciampi ha indicato le culle vuote come uno dei problemi più grandi del nostro Paese.
Ebbene il “Progetto Gemma” è un esempio di come si possono ridurre le culle vuote senza ricorrere a “provetta selvaggia”.