Prodi: di referendum non parlo più

«Civiltà Cattolica» dei gesuiti si schiera con Ruini. Anche Enrico Letta sceglie l’astensione. L ‘irritazione del Professore: «Deformate le mie parole, mai detto che chi non vota non è adulto»

«Ci auguriamo che la maggioranza degli italiani non vada alle urne quando si svolgeranno le votazioni referendarie». Scritto nero su bianco da Civiltà Cattolica, la posizione della Chiesa sui referendum che riguardano la fecondazione assistita è ormai più che ufficiale. Certo, già si conosceva la scelta dei vescovi italiani, per averla espressa autorevolmente il cardinale Camillo Ruini. Ma il fatto che sia stata sottolineata con chiarezza dalla rivista dei gesuiti, le cui bozze com’è noto passano al vaglio della segreteria di Stato vaticana, da ancora più forza alla campagna per l’astensione. «MATERIA TROPPO DELICATA» — A scrivere è il vicedirettore Michele Simone che, in un lungo articolo, invita a rifiutare «con nettezza il tentativo di dividere ancora, nel terzo millennio, il Paese tra laici e cattolici" e parla di «toni da crociata» dei sostenitori dei referendum. «La legge 40 non è una legge cattolica», tanto che i cattolici non dovrebbero farvi ricorso. Meglio però di nuovi testi che uscirebbero fuori da chi vorrebbe cambiarla. La premessa alla presa di posizione di Civiltà Cattolica sta nel fatto che «una materia così delicata, complessa e con gravi implicazioni etiche, non è adatta a essere sottoposta a referendum abrogativo». Ed è significativo che un autorevole esponente della Margherita come Enrico Letta motivi quasi con le stesse parole la sua scelta di astenersi: «Il referendum non è lo strumento giusto per una materia così complessa». Auspicando «che si trovi una via parlamentare di miglioramento della legge». «NON PARLERO PIU’» — La posizione di Letta è la conferma di una divisione tra i politici cattolici sull’argomento, in particolare tra quelli che militano nel centrosinistra. Romano Prodi ad esempio aveva dichiarato nei giorni scorsi che sarebbe andato a votare, scelta legata al suo essere «cristiano adulto». Ma ieri il leader dell’Unione, in una lettera al direttore di Famiglia Cristiana, precisa che sono cristiani adulti «anche coloro che non si recheranno a votare». E che le parole pronunciate giorni fa sono state «volutamente deformate». Ragion per cui, assicura Prodi: «Non intendo più intervenire, nè lo farò in seguito sui temi del referendum». Si tratta di una correzione di rotta importante. Perché, senza oltretutto pronunciarsi sulla data dei referendum, lancia un segnale di dialogo con la conferenza episcopale (che evidentemente Prodi non intende regalare al centrodestra, come una parte del mondo cattolico). E che, data anche la promessa di «non parlare più» di questa materia, indebolisce il fronte di chi si batte per il raggiungimento del quorum. Non a caso, mentre l’udc Luca Volontè si felicita «per le scuse» del leader dell’Unione auspicando che ora «condivida la ragionevolezza delle tesi astensioniste», il radicale Daniele Capezzone manifesta invece tutta la sua delusione: «Vedo che, dopo appena una settimana di coraggio, Prodi torna a fare il pesce in barile, su posizioni pilatesche». AMATO: «ALLE URNE» — Decisamente critico su chi non si recherà alle urne resta invece Giuliano Amato: «Non andare a votare significa pensare che esiste una maggioranza per il “no