di Giovanna Casadio
Due lettere: una alla commissione di Vigilanza della Rai contro il black out in tv sui referendum; l’altra a partiti e sostenitori per chiedere un finanziamento anticipato della campagna referendaria che sarà restituito a quorum raggiunto. Solo in quel caso, infatti, si ha diritto al rimborso. L’offensiva del comitato per i referendum contro la legge sulla procreazione assistita comincia da qui, e dal braccio di ferro con il governo sulla data in cui andare alle urne. “Prima di giugno – insistono i referendari -. Non c’è nessuna legge che impedisca la concomitanza con le amministrative anche se alcune si dovessero tenere a maggio”. Altrimenti, dicono, sarà un appuntamento “truccato” a favore degli astensionisti.
Domani si riunisce l’esecutivo del comitato: sarà decisa formalmente la sede nazionale a Roma individuata presso il “Gruppo del Cantiere” di Occhetto e Falomi; sarà dato il via libera all’aggiornamento del sito www. comitatoreferendum. it che ospiterà forum, interventi, agenda delle iniziative per il “sì” città per città. L’obiettivo dei referendari (Radicali, Ds, Sdi, Pdci, Verdi, Prc, laici della Margherita, Idv, Pri, Psi, liberal di Forza Italia, Cgil e associazioni) è infatti la mobilitazione capillare in tutta Italia così da battere il fronte degli astensionisti. Fronte agguerrito; affollato di adesioni “bipartisan” di cattolici sia del centrodestra che della Margherita dopo l’invito del cardinale Camillo Ruini rilanciato in un appello sul quotidiano Avvenire.
Ma a infiammare le polemiche è il “caso” Rai. Il direttore generale Flavio Cattaneo, infatti, sabato scorso ha inviato una nota alle redazioni chiedendo “un’adeguata copertura preferibilmente nelle edizioni di massimo ascolto dei tg” sul comitato “Scienza e vita per la legge 40 del 2004”. Nella lettera inviata alla commissione parlamentare di Vigilanza, il ds Lanfranco Turci e il repubblicano Antonio Del Pennino, tesoriere e presidente del comitato referendario, denunciano ieri la solerzia nell’informazione anti referendum e “l’oscuramento delle ragioni del sì”. Al presidente della Vigilanza, Claudio Petruccioli hanno chiesto la verifica “sulla copertura offerta dall’azienda pubblica al referendum e alle posizioni in campo”. La commissione ne parlerà già oggi.
“Questa è la par condicio che piace a Berlusconi: dare spazio solo a chi è d’accordo con il governo. Quanto avvenuto in Rai è grave; il centrodestra ha voluto questa legge sulla fecondazione e ora la difende con ogni mezzo”, accusa Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne Ds. E anche Usigrai e Fnsi hanno protestato ieri “per le pressioni ricevute dalle redazioni Rai e Mediaset”. “Sulla procreazione assistita i media garantiscano un’informazione corretta completa e equilibrata”, sollecita il segretario Fnsi, Paolo Serventi Longhi, dicendosi “sconcertato” sia per le pressioni ricevute dalle redazioni che per avere diffuso la notizia della costituzione di un comitato pro astensione “senza alcuna equidistanza”.Al rush finale anche la battaglia sulla data del
referendum. Il ministro dell’Interno Beppe Pisanu si è impegnato con i Radicali e il comitato referendario per sciogliere già nel prossimo Consiglio dei ministri il “nodo” politico della data. “Sono un ministro di garanzia”, ha assicurato, ammettendo però le pressioni per farlo slittare alle ultime due domeniche utili (5 o 12 giugno) del centrodestra. “No a truccare le carte”, rimarca la radicale Rita Bernardini. La Sir, l’agenzia stampa dei vescovi, rincara: “L’astensione non è rinuncia”.
Domani si riunisce l’esecutivo del comitato: sarà decisa formalmente la sede nazionale a Roma individuata presso il “Gruppo del Cantiere” di Occhetto e Falomi; sarà dato il via libera all’aggiornamento del sito www. comitatoreferendum. it che ospiterà forum, interventi, agenda delle iniziative per il “sì” città per città. L’obiettivo dei referendari (Radicali, Ds, Sdi, Pdci, Verdi, Prc, laici della Margherita, Idv, Pri, Psi, liberal di Forza Italia, Cgil e associazioni) è infatti la mobilitazione capillare in tutta Italia così da battere il fronte degli astensionisti. Fronte agguerrito; affollato di adesioni “bipartisan” di cattolici sia del centrodestra che della Margherita dopo l’invito del cardinale Camillo Ruini rilanciato in un appello sul quotidiano Avvenire.
Ma a infiammare le polemiche è il “caso” Rai. Il direttore generale Flavio Cattaneo, infatti, sabato scorso ha inviato una nota alle redazioni chiedendo “un’adeguata copertura preferibilmente nelle edizioni di massimo ascolto dei tg” sul comitato “Scienza e vita per la legge 40 del 2004”. Nella lettera inviata alla commissione parlamentare di Vigilanza, il ds Lanfranco Turci e il repubblicano Antonio Del Pennino, tesoriere e presidente del comitato referendario, denunciano ieri la solerzia nell’informazione anti referendum e “l’oscuramento delle ragioni del sì”. Al presidente della Vigilanza, Claudio Petruccioli hanno chiesto la verifica “sulla copertura offerta dall’azienda pubblica al referendum e alle posizioni in campo”. La commissione ne parlerà già oggi.
“Questa è la par condicio che piace a Berlusconi: dare spazio solo a chi è d’accordo con il governo. Quanto avvenuto in Rai è grave; il centrodestra ha voluto questa legge sulla fecondazione e ora la difende con ogni mezzo”, accusa Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne Ds. E anche Usigrai e Fnsi hanno protestato ieri “per le pressioni ricevute dalle redazioni Rai e Mediaset”. “Sulla procreazione assistita i media garantiscano un’informazione corretta completa e equilibrata”, sollecita il segretario Fnsi, Paolo Serventi Longhi, dicendosi “sconcertato” sia per le pressioni ricevute dalle redazioni che per avere diffuso la notizia della costituzione di un comitato pro astensione “senza alcuna equidistanza”.Al rush finale anche la battaglia sulla data del
referendum. Il ministro dell’Interno Beppe Pisanu si è impegnato con i Radicali e il comitato referendario per sciogliere già nel prossimo Consiglio dei ministri il “nodo” politico della data. “Sono un ministro di garanzia”, ha assicurato, ammettendo però le pressioni per farlo slittare alle ultime due domeniche utili (5 o 12 giugno) del centrodestra. “No a truccare le carte”, rimarca la radicale Rita Bernardini. La Sir, l’agenzia stampa dei vescovi, rincara: “L’astensione non è rinuncia”.