Severino: Meglio nascere

di Antonio Sabatucci
A colloquio con il filosofo bresciano, che nell’ultimo saggio affronta lo scottante tema «Uccidere l’embrione è omicidio, ma solo se si pensa che sia un essere umano, come fa la Chiesa». «I rischi di manipolazione genetica esistono in certe situazioni sociali, ma un pericolo ancora più forte è l’inquinamento della Terra»

«Dio non ama chi non ha ancora creato, chi non è nato»

«Meglio nascere», afferma Emanuele Severino. E non ha dubbi. E’ infinitamente meglio dare un’occasione di esistere a quei bambini che sarebbero condannati a una non-vita se i loro genitori, afflitti da problemi di sterilità, non ricorressero alla fecondazione eterologa. Questo tema, oggetto di numerosi interventi di Severino, soprattutto sul “Corriere della sera”, costituisce il perno dell’ultimo saggio del filosofo bresciano, “Nascere”, uscito nei giorni scorsi da Rizzoli (pagg. 286, euro 20).
Secondo l’Antico Testamento, scrive Severino che cita un passo della “Sapienza”, se Dio avesse odiato qualcosa, non l’avrebbe neppure creata. Fatta questa premessa, ne consegue che Dio non ama chi non ha ancora creato, chi non è ancora nato. Certo, questo è un paradosso, ma, impugnato dalla logica implacabile di Severino, diventa un’arma minacciosa nei confronti delle tesi cattoliche sull’argomento.
“Può sembrare paradossale ? dice il filosofo – ma è una conseguenza necessaria, inevitabile, di quello che è scritto nell’Antico, ma anche nel Nuovo, Testamento e della riflessione teologica che ne è scaturita.”
– Sul tema degli embrioni il mondo cattolico si sta spaccando.
“Sì, c’è una spaccatura tra i cattolici, ma anche tra cattolici e laici (e tra i laici). Se si insiste, come fanno i cattolici, nel considerare l’embrione un uomo a tutti gli effetti, allora il non farlo nascere è un omicidio peggiore di quello di chi lo uccide ma per fini terapeutici. Perchè il non farlo nascere significa trattenere l’embrione eternamente nel nulla. Allora mi chiedo: non è meglio far nascere l’embrione, magari dandogli una vita breve ma, dal punto di vista dei cattolici, pienamente umana e per di più innocente, quindi meritevole del premio eterno nel regno dei cieli?”
– Ma fare sviluppare l’embrione per poi sopprimerlo, seppure per fini terapeutici, non è una forma di omicidio?
“Ciò è indubbiamente qualificabile come omicidio, ma si deve tenere presente ? e io lo scrivo nel libro ? che la Chiesa stessa ammette l’omicidio in certi casi.”
– In quali?
“Per esempio, nelle guerre cosiddette giuste, quelle in cui il sacrificio di un soldato serve a salvare altre vite umane. Se è così, vorrei che si spiegasse perchè è impossibile istituire un’analogia tra la vita del soldato e la vita dell’embrione che viene sacrificato per il bene comune della collettività.”
– In una recente intervista Mino Martinazzoli ha detto che toccare gli embrioni è da nazisti.
“Da nazisti? E’ comunque omicidio, ma solo se si pensa che l’embrione sia un essere umano. Come fa la Chiesa. La quale mi sembra che in questo momento eviti di tirare in ballo Dio. Per ragioni, a mio parere, non religiose ma politiche.”
– In che senso?
“La Chiesa ha sempre escluso che la semplice unione dei genitori producesse il principio spirituale dell’uomo: l’anima. Secondo la Chiesa, l’anima non è prodotta dall’unione del gamete maschile con quello femminile, ma dall’intervento di Dio. Se non si tira fuori Dio, non si capisce perchè l’embrione, prodotto da un maschio e da una femmina, debba essere una persona umana.”
– Martinazzoli parla anche di biopolitica, evocando gli scenari terribili del nazismo, la cui ideologia ? dice ? ebbe a che fare molto con la vita umana.
“Certo, se il trattamento degli embrioni viene condotto sul piano eugenetico, del miglioramento della razza o dello sfruttamento economico, allora il rischio di finire nell’orrore c’è, ma questa sarebbe una degenerazione. Le cose stanno in maniera diversa se il trattamento degli embrioni rimane nella sua dimensione terapeutica.”
– Un altro filosofo laico, Jürgen Habermas, parla dei rischi di una genetica liberale, la cui pratica potrebbe portare a quello che lui definisce lo “shopping in the genetic supermarket.”
“La tesi di Habermas dice che se la società consentisse agli adulti di disporre del corredo genetico dei loro figli, un giorno questi potrebbero chiedere loro conto e ragione della conformazione del loro genoma. Giusto. Ma allo stesso modo, se non possiamo adottare strumenti terapeutici idonei per curare determinate patologie, un domani un bambino afflitto da tare genetiche potrebbe incolpare i propri genitori di non avere adottato quelle misure che avrebbero potuto eliminare la sua sofferenza.”
– Ma c’è anche da dire, come sostiene Francis Fukuyama, che il liberalismo genetico, una volta realizzato, smantellerebbe il liberalismo politico secondo cui tutti gli uomini sono uguali, a prescindere dal sesso e dalla razza. E’ d’accordo?
“Se le pratiche di miglioramento genetico diventano proprietà privata, indubbiamente il pericolo c’è. Però non illudiamoci: anche adesso non è che l’assistenza sanitaria sia uguale per tutti.”
– Resta il fatto che la richiesta di avere le mani libere da parte degli scienziati che lavorano nel campo della ricerca genetica ci avvicina a quel pericolo.
“A mio parere bisogna parlare di pericolo in relazione a certi contesti storici. La ricerca genetica condotta in certi Paesi dell’America latina mi fa più paura di quella condotta in Europa o nell’America del Nord, dove la democrazia si basa su sistemi di controllo abbastanza solidi. Intendo dire che in situazioni sociali in cui il ricco può impadronirsi della ricerca i rischi di manipolazione diventano seri. Per questo si ripete, a ragione, che la materia va regolata da una legislazione adeguata.”
– Chi ha il potere di dare uno stop, di porre delle contromisure alla degenerazione, prima che si giunga alla catastrofe?
“Di solito le catastrofi vengono avvertite quando se ne è così a ridosso che è difficile tornare indietro. Un pericolo ancora più forte di quello della manipolazione genetica è l’inquinamento della Terra. Ma temo che ci vorrà una catastrofe ben più grave di uno tsunami perchè gli uomini capiscano che devono orientare diversamente la loro attività produttiva. Chi darà lo stop? Se si andrà avanti in questo modo, magari finirà che i Paesi ricchi scinderanno le loro responsabilità da quelli poveri, adotteranno pratiche difensive a tutela dei propri interessi economici e biologici, per isolare la distrut-tività progressiva e scaricarla sui popoli poveri, in una soluzione che non esclude la loro distruzione. Io in passato ho sostenuto che ritenevo impossibile una guerra nucleare tra i Paesi ricchi. Ora, ho l’impressione che ci stiamo avviando verso una situazione in cui la guerra nucleare potrà esserci, ma da parte dei ricchi nei confronti dei Paesi meno poveri tra i poveri.”