Io, credente, andrò a votare ai referendum

II dibattito intorno al referendum sulla fecondazione assistita si stascaldando. Si moltiplicano gli appelli al voto come quelli indirizzati a disertare le urne. Personalmente ero contrario a promuovere il referendum, pur comprendendo le ragioni che hanno spinto i proponenti, perché ritenevo, e ritengo ancora, che la sfida doveva essere raccolta dalla politica su un piano diverso. La vicenda della legge 40, il dibattito insufficiente e viziato che l’ha generata, le strumentalizzazioni e le scelte ambigue che la caratterizzano sono, per me, una sconfitta della politica. Ben altra era la prova di maturità che era richiesta dal tema e dalle sfide inedite che porta con sé. Ben altra la capacità di confronto e di esercizio del principio di laicità che doveva essere agita.

Io avrei preferito una raccolta di firme, una mobilitazione su una petizione o un altro strumento simile, che potesse dare con più forza un messaggio positivo e di modernità in grado di aprire nel paese un grande e più serio dibattito. Un modo "politico" di riaprire i giochi e arrivare anche a modificare la legge. Ma oggi siamo di fronte ai referendum ed io, da credente, andrò a votare e vorrei provare a spiegare le ragioni che mi portano a questo convincimento.I quesiti referendari sono importanti e impegnativi. E rimandano a quesiti ben più profondi dove solo la coscienza individuale può agire. Hanno ragione coloro che sostengono che la scienza da sola non può in questo caso fornire tutte le risposte. Che sia la filosofia o la fede a tentare spiegazioni questa è una dimensione ineliminabile dell’essere umano e la coscienza individuale deve avere l’ultima parola.Per questo credo che i toni di alcuni, i manifesti e gli insulti, le ideologie applicate e le drastiche semplificazioni appartengano tutte alla brutta politica. Quella brutta e pericolosa politica che non è capace di farsi carico della complessità e della profondità dei problemi e per calcolo o per interesse tende a ridurre tutto in proprio potere. Penso che, proprio per il fatto che, direttamente o indirettamente a seconda dei quesiti, ciò che deve essere messo in gioco è la coscienza, questi referendum assumono un significato estremamente importante e vanno trattati e affrontati da questo punto dì vista. Se questo è vero,se cioè non si tratta di una questione solo "complessa" , per la quale sarebbe lecito dire che non è materia da referendum, ma soprattutto una questione "profonda" per la quale la politica ha dimostrato la sua inadeguatezza, allora è giusto svolgere i referendum e parteciparvi scegliendo. Occorre riflettere bene sulle conseguenze che avrebbe un atteggiamento astensionista. Quale messaggio di valore (o di disvalore) passerebbe. Se la materia è di tale spessore, se occorre affrontare,con serietà, il tema della tutela del concepito, quello della ricerca scientifica (con il carico di attese di milioni di persone sofferenti che non bisogna far finta di non vedere), il dovere di tutelare la salute della donna e la sua dignità, allora credo che occorra scegliere di non allontanare la responsabilità che deriva dall’andare a votare. L’astensione rischia inevitabilmente di essere per molti una fuga. Penso che le forze politiche, le associazioni,i centri culturali e i soggetti dell’informazione, gli intellettuali e la Chiesa dovrebbero fare ogni sforzo per aiutare i cittadini a scegliere con consapevolezza. E dopo credo che la politica dovrà fare ancora uno sforzo per ricercare un ampio consenso e trovare soluzioni pratiche condivise. Ma non c’è solo il dovere di formarsi una opinione chiara. Credo che tutti dovremo fare uno sforzo per contemperare le nostre posizioni e i nostri convincimenti con il principio di laicità. Votando sarà necessario avere ben chiaro il dovere di dare alla convivenza civile, su temi così delicati e profondi, il carattere di uno spazio aperto e non di una chiusura o peggio, di una imposizione di alcuni su altri. Occorre evitare in tutti i modi il rischio di affermare nel paese una specie di bipolarismo etico o, peggio, un conflitto tra laici e cattolici che non esiste. Molti cattolici andranno a votare. Alcuni voteranno no e altri sì, altri ancora differenzieranno il voto da quesito a quesito, con l’idea che non sempre la soluzione più giusta è anche la migliore nel tempo e nelle condizioni date. Io stesso non so ancora come voterò su ciascuno dei quattro quesiti e su tutti voglio formarmi un’opinione specifica. In una società complessa come la nostra è imperativo non solo affermare principi, ma anche costruire e preservare una coesione sociale ampia. Un ultima considerazione. Penso che vada ristabilito un equilibrio, e forse, questa occasione può essere uno strumento. Da uomo e padre io riconosco alla donna una "specialità" che è anche mistero proprio della sua esclusiva dimensione di madre, uovo inaccettabile che, in un dibattito fra uomini, la questione della fecondazione si risolva nel limitare e vietare il desiderio di maternità come una degenerazione egoista della coppia, ma in special modo della donna. Per quanto la dimensione della responsabilità debba essere fortemente esaltata qualsiasi sia la legge che uscirà dai referendum, penso che una parola fondamentale debba essere detta dalle donne. Sarebbe utile che i mass-media dessero una sorta di priorità, di accesso privilegiato alle donne, per spiegare, discutere il loro punto di vista che trovo ancora largamente assente. (c’è il tempo per dare a questa consultazione, al di là degli esiti, il carattere del cammino, della crescita civile e politica per tutti. Sarebbe bello se, senza urla e strumentalizzazioni,la politica, per una volta, aiutasse i cittadini le cittadine a riflettere, a partecipare e a scegliere generando in ognuno di noi qualche domanda in più sul senso della nostra vita. Sono quelle che ci migliorano.