«Superstizione» ritenere persona le cellule staminali embrionali

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Signor direttore,
la questione che sta al cuore della legge 40 sia nel divieto di ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, sia negli obblighi circa l’impianto degli embrioni prodotti, mi assilla.
Non solo per la conseguenza pratica di limitare le probabilità di successo nella cura di malattie, ma anche per l’interrogativo che pone sul perché si vogliano il divieto e gli obblighi. Mi rivolgo ai suoi fautori con una provocazione. Ci si vuoi imporre per legge di accettare che la vita di alcune cellule assiemate artificialmente in provetta, quando ancora non c’e una madre e non c’è gravidanza, sia un «concepito» che ha diritti come le persone («gli altri soggetti coinvolti»). Non lo dice religione nonio dice ragione, non lo dice evidenza sensibile o immaginaria, cosa resta? In attesa che qualcuno dia una risposta diversa,
non so pensare che a superstizione o, peggio, al gusto sottile di far credere ai babbei quel che sì vuole.
Ermanno De Rosa
(Radicali Italiani ed Associazione Luca Coscioni – Cremona)