<b>21 Gennaio 2003</b> – «La legge non dà una risposta al problema etico, ma risolve quello della destinazione degli embrioni sovrannumerari. Abbiamo forzato i tempi perché attorno a noi il mondo scientifico non aspetta. La clonazione umana è un'aberrazione, non ha alcuna finalità medica» Modificare i parametri della procreazione mette in causa la natura stessa della nostra specie. Seppur ancora senza riscontro scientifico, l'annuncio della prima clonazione umana suscita nuovi interrogativi sulla gerarchia esistente nelle nostre società fra le regole del diritto concordemente pattuite e quelle che si concedono i singoli individui. Nel 1992 popolo e Cantoni hanno accettato d'inscrivere nella Costituzione prescrizioni restrittive per la procreazione assistita. La donazione d'embrioni, la clonazione e la maternità sostitutiva sono state così proibite. Vietata pure la conservazione di embrioni, il dono di ovuli e l'analisi genetica di embrioni in vitro. Prevedendo poi l'obbligo di autorizzazione per ogni fecondazione artificiale, la legge del 1998 seguita all'articolo costituzionale ha fatto sì che il 70 per cento degli svizzeri bocciasse nel 2000 un'iniziativa popolare ancor più restrittiva.
Un quadro legislativo ampio che oggi rischia però d'essere sorpassato dai progressi della ricerca sulle cellule staminali. Non sono infatti chiariti limiti e possibilità di un impiego a fini scientifici degli embrioni soprannumerari già congelati, e più in generale non è regolamentata la ricerca scientifica sulle staminali. In novembre il Governo ha così presentato un progetto di legge che consente la ricerca sugli embrioni soprannumerari, vietandone però la produzione. Gli embrioni devono essere donati dalla coppia senza remunerazione, e non potranno essere lasciati sviluppare oltre il 14° giorno. Ogni ricerca dovrà sottostare ad approvazione e perseguire scopi «eticamente sostenibili». Il progetto è oggi al vaglio della commissione degli Stati.
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Giovane ricercatrice originaria di Pregassona, Marisa Jaconi conduce a Ginevra il primo studio in Svizzera su cellule staminali umane. Dopo ricerche condotte negli Stati Uniti ed in Francia, dal '98 la studiosa ticinese è capoclinica presso il laboratorio di biologia dell'invecchiamento dell'università della città lemanica, sotto la direzione del gerontologo tedesco Karl-Heinz Krause, dove studia sui topi le potenzialità rigeneratrici delle staminali per riparare i tessuti cardiaci. Nel marzo 2000 ha depositato presso il Fondo nazionale una domanda per importare dagli USA cellule staminali umane, domanda che, accettata due anni più tardi, ha di fatto costretto il governo ad approntare in tutta fretta un progetto di legge per regolamentare la ricerca sulle cellule embrionali umane. Già stata ascoltata come parte in causa dai gruppi parlamentari e dagli ambienti interessati durante la fase di consultazione, Marisa Jaconi è stata ieri convocata dalla commissione degli Stati che si pronuncerà oggi sul progetto del Consiglio federale.
<b>Lei ha avviato in Svizzera la prima ricerca sulle cellule embrionali umane. Come ha risolto il problema etico?</b>
«Era importante aprire anche nel nostro Paese questo dibattito già avviato in quasi tutti gli stati che ci circondano. Quando nel 2000 a tutti i ricercatori del mondo si è presentata la possibilità d'importare staminali umane dagli Stati Uniti, ci siamo chiesti se non fosse giusto assicurare anche alla Svizzera questa possibilità di conoscenza. Il governo ha compreso l'importanza di questa ricerca ed è riuscito ad approntare velocemente un progetto di legge, che non vuole comunque dare una risposta di principio al problema etico della ricerca sulle staminali, bensì regolamentarla e dare soprattutto una risposta al problema rimasto insoluto della destinazione degli embrioni soprannumerari oggi congelati. Anche senza il nostro studio una legge in questo settore era necessaria»
<b>Di fatto però avete approfittato di un vuoto legislativo per iniziare la ricerca ancor prima che la legge sia giunta in porto.</b>
«Abbiamo forzato i tempi perché attorno a noi il mondo scientifico non aspetta. Lo scopo di questo progetto di legge è quello di consentire la donazione alla ricerca unicamente di quegli embrioni che non fanno più parte di un progetto parentale e sono donati volontariamente dalla coppia senza alcuna retribuzione. Stiamo parlando di embrioni che saranno conservati solo fino al termine di quest'anno e poi saranno distrutti. Personalmente avrei auspicato che il loro dono ad altre coppie sterili fosse consentito. In ogni caso, se si legittima la distruzione non si può non legittimarne un uso regolamentato ai fini della ricerca fondamentale allo scopo di trovare nuove terapie»
<b>La legge lascia però irrisolto il problema dello statuto giuridico dell'embrione.</b>
«E' vero, ma si pongono comunque dei paletti. Nel progetto di legge si fissa al 14° giorno la soglia massima per portare avanti la cultura delle cellule, poiché dopo questo termine l'embrione è impiantabile nell'utero. Ma già entro la prima settimana di vita delle cellule è necessario isolarle, perché già dopo il 7° giorno esse cominciano a specializzarsi e dunque a perdere le loro potenzialità»
<b>Qual è lo scopo di questa ricerca?</b>
«Riuscire a mettere a nudo i meccanismi di sviluppo dell'embrione umano e così comprendere come si regolano i geni umani nella fase di sviluppo. Ciò potrà permettere non solo di produrre cellule specifiche atte a rigenerare organi malati ma anche di capire l'origine di molte malattie genetiche e mettere a punto nuovi medicamenti prima di passare ai test sull'uomo»
<b>Perché non limitarsi allo studio delle cellule staminali adulte come auspicato in consultazione da più parti?</b>
«Questi due tipi di ricerca sono assolutamente complementari. Tutto quello che oggi conosciamo delle cellule staminali adulte lo abbiamo appreso dalle cellule staminali embrionali. Magari tra dieci o più anni non avremmo più bisogno degli embrioni, perché avremo appreso a come riprogrammare un nucleo adulto che si è già specializzato ed ha perso le sue potenzialità rigeneratrici. Ma solo studiando le cellule degli embrioni potremo capire come poterlo riportare al suo stadio primordiale per poter ricreare i tessuti del corpo danneggiati»
<b>Se le staminali possono rigenerarsi autonomamente, perché oltre alle cellule già importate sono necessari anche gli embrioni soprannumerari?</b>
«Le cellule importate dagli Stati Uniti sono sottoposte ad un brevetto, quindi ci è data la possibilità di studiarle a livello fondamentale, ma ogni terapia da esse derivata diverrebbe automaticamente di proprietà americana. Inoltre è fondamentale poter comparare più linee cellulari e valutare le loro capacità di specializzazione»
<b>La legge federale sulla procreazione assistita non consentirà più la crioconservazione. In futuro per proseguire la ricerca si dovrà dunque tornare ad importare le cellule?</b>
«E' ancora presto per saperlo. Da pochi embrioni si possono avere molte cellule staminali che a loro volta si possono far moltiplicare teoricamente all'infinito. Si tratta di poter cominciare con il migliaio di embrioni che sono attualmente già destinati ad essere distrutti entro il dicembre 2003. In oltre, si stimano a un centinaio all'anno in Svizzera il numero di embrioni che di fatto sarebbero disponibili perché non più impiantabili»
<b>La clonazione umana è veramente già uno scenario realistico?</b>
«Sono molto scettica sull'annuncio della professoressa Boisselier. In tutti i casi ritengo che la clonazione riproduttiva sia un'aberrazione, che non ha alcuna finalità medica. Inoltre non abbiamo alcuna informazione certa sulle possibili conseguenze genetiche per il nascituro, le probabilità di malformazioni sono altissime. Penso comunque che la propaganda dei raeliani se non altro almeno otterrà l'effetto di affrettare nel mondo l'approvazione di un quadro legislativo che vieti del tutto la clonazione umana»