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<b>5 Agosto 2003</b> – Gli Ogm, organismi geneticamente modificati, sono organismi artificiali ottenuti attraverso le biotecnologie che consentono di alterare e mescolare il patrimonio genetico di piante e animali inserendo nel corredo originario pezzi di Dna di altre specie o addirittura di altro regno (vegetale o animale). Le principali applicazioni sono in agricoltura, zootecnia e medicina. Gli Ogm sono brevettati e sono quindi proprietà privata. Per i produttori biotech gli Ogm vanno sostenuti perchè permettono di abbassare i prezzi dei prodotti; di ridurre l’utilizzo di pestidici e diserbanti dato che le coltivazioni modificate sono resistenti a molti parassiti. Si sostiene inoltre che gli Ogm sono un aiuto nel risolvere il problema della fame. Secondo i contrari, la manipolazione genetica rischia di avere serie conseguenze sull’ambiente e sull’uomo, annullando le biodiversità presenti in natura. Sull’uomo, in particolare, può accadere che nei cibi vengano introdotte sostanze che provocano allergie. Recenti studi condotti dall’università di Newcastle hanno dimostrato che il Dna dei cibi transgenici può essere acquisito dai batteri che popolano l’intestino umano. Stati Uniti e Argentina sono i maggiori produttori mondiali con una produzione di soia transgenica che copre rispettivamente il 70\% e il 95\% delle loro coltivazioni. La soia è la principale coltura biotech al mondo (62\% della superficie coltivata ad Ogm), quindi il mais (21\%), il cotone (12) e la colza (6\%). In Italia esistono ufficialmente 250 campi per la coltivazione di Ogm, 589 sono le sperimentazioni autorizzate. Le città più coinvolte sono Bologna, Bergamo, Cremona, Ferrara. A novembre il ministro Alemanno ha sospeso le sperimentazioni di Ogm sul campo autorizzate presso tre istituti di ricerca. Ad inizio luglio il Parlamento europeo ha approvato un più rigoroso regolamento per l’etichettatura e la rintracciabilità degli Ogm in tutte le fasi della produzione. Il 22 luglio il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dei Quindici ha accolto le nuove regole che entreranno in vigore verso fine anno. C’è l’obbligo di indicare nell’etichetta la presenza di Ogm a partire dalla soglia dello 0,9\%. Al di sotto di tale livello la presenza di Ogm è considerata accettabile. L’indicazione nell’etichetta scatterà per tutti gli ingredienti di mangimi e alimenti (compresi prodotti raffinati come zucchero, amido e olio) che contengono la percentuale "incriminata" di Ogm. In questo modo un buon 90\% degli Ogm presenti nei cibi potrà essere rintracciato. I supermercati hanno l’obbligo di indicare i prodotti. Restano, tuttavia, alcuni "buchi" significativi: ad esempio in campo zootecnico l’informazione si ferma all’allevatore e non arriva al consumatore. Per uova, latte, carni, formaggi non c’è l’obbligo di specificare in etichetta.