INTERVENTO DEL PRESIDENTE LUCA COSCIONI AL COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI

<b>24 Gennaio 2004</b> – Carissime compagne, carissimi compagni, care amiche, cari amici,

il mio intervento ai lavori del primo Comitato di Radicali Italiani del 2004, fa seguito in qualche modo a quello del secondo Congresso dell'Associazione Luca Coscioni, salutando il nuovo Segretario Marco Cappato, il nuovo Tesoriere Maurizio Turco, i membri della Giunta e del Consiglio Generale dell' Associazione Coscioni. Mi auguro che l'anno 2004 sia pieno di accadimenti politici che sostengano il lavoro dell'Associazione, soprattutto che: il successo che possa nascere dal nostro impegno, non nasca e si sviluppi "in casa nostra", ma possa essere consacrato dall'esterno, da quell'esterno assente, il 17 e 18 gennaio,pressoché totalmente, di radio, televisioni, agenzìe, quotidiani, con qualche eccezione, come già meglio detto da Rita Bernardini, nella sua relazione in apertura dei lavori del Comitato. L'Associazione Luca Coscioni deve insistere sul concetto di laicità dello Stato all'interno del quale viva una bioetica laica, svincolata da qualsiasi ideologia o posizione dogmatica, ad uno Stato attento alle differenti prospettive con cui l'essere umano percepisce il senso del bene e del male.

I terreni sui quali, si muove, si può muovere, l'Associazione Coscioni sono molteplici, ed insidiosi sono quelli della libertà di sperimentazione scientifica, della libertà di scienza e di coscienza, quali il testamento biologico, l'eutanasia, l'accanimento terapeutico, il rifiuto di terapie, la morte cerebrale, assistenza domiciliare ai malati gravi o terminali.. Sono argomenti che ancora sembrano non poter rientrare nel bagaglio conoscitivo dei cittadini italiani.
Uno stato democratico non può imporre convinzioni religiose o ideologiche.
Su un piano generale, la legge 1514 è un atto contro quegli spazi di libertà che in Italia sono stati conquistati negli ultimi venti, trenta anni.. Si sta sviluppando una cultura che rende i cittadini eterni minori, incapaci di assumersi responsabilità.. Questa legge non regolamenta nulla, non raggiunge lo scopo per cui è nata, ma è solo il frutto di un gioco politico.

I giochi politici non possono dire: non devi affrettare la tua morte, perché passerai l'eternità nelle fiamme dell'Inferno. Lo stato democratico nasce per garantire libertà e sicurezza ai cittadini, per consentire loro, fra le altre cose, di praticare il culto e le convinzioni che desìderano: da questo deriva la sua legittimità.

E con i divieti imposti dalla legge 1514, non è mai diminuita la polemica intorno alla liceità morale dell'aborto. I cattolici, con l'articolo 1 della legge 1514, premono per una revisione della Legge 194.
l'articolo 1 stabilisce i diritti del concepito. Il prossimo passo sarà la riscrittura dell'articolo 1 del Codice civile: I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita.. un vecchio progetto sostenuto da Carlo Casini del Movimento per la vita e sostenuto da intellettuali di sinistra.

E' ciò che serve per aprire la porta senza chiave, che verrà usato per attaccare la legge 194 sull'interruzione di gravidanza.
Essi insistono sul fatto che dal momento dell'inseminazione nel grembo della madre si forma un nuovo essere umano che ha già una coscienza e un anima e che per questo, ha diritto alla vita..
parlano dell'aborto come di una strage di massa e hanno addirittura creato cimiteri dei feti abortiti..come se l'embrione avesse una attività cosciente come il bimbo che cresce nel grembo della madre..
Crèdere nella libertà di scienza, della ricerca scientifica non significa che ci consideriamo i supremi giudici dei valori di un individuo, ma semplicemente che non ci sentiamo autorizzati a impedirgli di perseguire scopi che non condividiamo , finché, ovviamente, non infranga la sfera, egualmente protetta, dei diritti e dei valori altrui.

Vorrei che il mio pensiero fosse isolato dal mio corpo; isolato, semplicemente, non imprigionato dentro un corpo sofferente, ancora inguaribile, intrappolato in una morsa di acciaio che stringe fino a soffocarlo.. quando una malattia grave colpisce la persona, quando essa stravolge e deruba le forze del corpo e con esso, spesso le forze del pensiero, quando ti inchioda su di una poltrona, su di un letto, immobile, non soffrire è un diritto naturale dell'individuo, dell'essere umano.
L'uomo è legittimato a cercare di liberarsi dalla sofferenza, esso costituisce un imperativo non solo e fottutamente morale, di coscienza, ma anche sociale, per tutti. E se coloro che credono di essere i padroni del nostro destino, vogliono che tutti accolgano "il senso salvifico" della sofferenza, io voglio continuare a nutrire la speranza, a nutrirmi del mio stesso impegno, del vostro impegno, affinché i nostri comuni sforzi possano far luce in così tanto buio. Buon lavoro. Ho concluso.