LOMBARDIA: SINTETIZZATORI VOCALI ASSESSORE BORSANI ACCOGLIE PROPOSTE RADICALI (Ansa)

<b>4 Febbraio 2004</b> – E' una proposta per dare voce a chi non ne ha, quella che l'assessore alla sanita', Carlo Borsani, ha avanzato oggi alla Conferenza Stato-Regioni. In una lettera al coordinatore dell'area sanita', Fabio Gava, Borsani ha chiesto di inserire, fra le protesi fornite dalla sanita' pubblica, i sistemi che permettono ai disabili di parlare. Ad annunciarlo, oggi, in una conferenza stampa, e' stato il gruppo radicale del consiglio regionale della Lombardia, insieme con l'europarlamentare Marco Cappato, segretario dell' associazione 'Luca Coscioni' che, per questo, si e' a lungo battuto, organizzando una iniziativa chiamata 'diritto di parola'. L'obiettivo e' quello di fornire, gratuitamente, ai disabili che non possono parlare e che sono in grado di eseguire solo movimento minimi, macchinari dal software avanzato che traducono i movimenti in parole. Gia' la Regione Lazio ha stanziato dei contribuiti per dare, in comodato d'uso, questi apparecchi (circa 700 le richieste) mentre una legge della Lombardia lascia a carico dei pazienti il 30% della spesa (una settantina le richieste): non e' cosi' pero' nelle altre regioni dove, spesso, i medici hanno difficolta' a richiedere questi nuovi apparecchi perche' non sono inseriti nella nomenclatura delle protesi previste dal fondo sanitario nazionale, lista che risale al 1999. Da qui la proposta di Borsani – su richiesta dei Radicali, ma con l'appoggio praticamente di tutti i capigruppo del consiglio regionale – di modificare a livello nazionale la nomenclatura, inserendo non piu' i macchinari ma la voce generica di 'sistemi tecnologicamente avanzati per la comunicazione e il ripristino delle funzioni espressive dei soggetti con capacita' motoria estremamente ridotta'. ''Ci sono persone sepolte vive per le responsabilita' di uomini politici – ha commentato Cappato – e se questa proposta sara' accolta potranno essere disseppellite''. In Italia i radicali stimano che si parli di circa 10 mila persone. ''Bisogna ristabilire il diritto e la certezza della cura per tutti'' ha concluso il consigliere regionale Lucio Berte' che, per sostenere la decisione dell'assessore, ha anche compiuto uno sciopero della fame.