INTERVENTO DI LUCA COSCIONI DEL 7 FEBBRAIO 2004 (Radio Radicale)

<b>7 Febbraio 2004</b> – Io, Luca Coscioni, ci sarò, martedì 10 febbraio, alle ore 11.00, a Piazza Montecitorio, dinanzi alla Camera dei deputati, affinché si elevi alto il mio grido, il nostro grido, dinanzi al rogo della speranza di milioni di malati.
La nostra speranza non è una pura ipotesi, non è una proiezione o estrapolazione soggettiva, è invece la nostra quotidiana attesa, il nostro pane quotidiano per non sprofondare nell'oblio.

E' la speranza verso le possibili promesse future, della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali.
Il nostro grido, martedì 10 febbraio, ci indurrà a dire no, alla legge 1514.
La nostra determinazione sarà ferma e perseverante contro una legge profondamente illiberale, insensibile, con una buona dose di egoismo nascosto sotto le false vesti di una religiosità soltanto formale, che vuole che noi malati, senza più mani, più piedi, più bocche, continuiamo a portare sulla nostra pelle, sul nostro corpo la presenza soffocante della malattia e della paura della morte. Ma non ci renderà ciechi.
Non possiamo restare inermi dinanzi al silenzio del pregiudizio e invito tutti, a partecipare, in modo che si apra un dialogo, forte, sincero e solidale tra chi sostiene la libertà della ricerca scientifica. Non sarà una celebrazione folcloristica della sofferenza fisica e morale, piuttosto sarà l'inizio anzi il continuum di quella lotta, che io ed i miei amici radicali abbiamo iniziato 4 anni fa.
Concludo rivolgendomi, dunque, ai cittadini italiani ed in particolare ai malati, soprattutto a quelli più gravi, mi sento di dire che dobbiamo, ora, proprio ora, metterci in gioco abbattendo i muri che abbiamo eretto dentro di noi nel tentativo di rendere più sopportabile la nostra difficile vita. Sono convinto che senza il coinvolgimento in prima persona dei malati persino i successi non saranno duraturi. Dobbiamo essere gli artefici di qualcosa che nasce, cresce, si moltiplica, si diffonde. Siamo corpo, intelligenza e amore di una battaglia quale quella per la libertà di ricerca che deve aver un seguito non solo per le nostre vite, ma per la futura vita di tutti, anche di coloro che vogliono innalzare barriere ideologiche per impedire che l'umanità progredisca.

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