I medici: la legge lede la nostra indipendenza</i>
<b>12 Febbraio 2004</b> – All'indomani del tormentato sì alla legge sulla fecondazione artificiale, dubbi e perplessità continuano a essere protagonisti soprattutto se si parla di ricerca. Politici, medici, genetisti e anche sindacalisti e rappresentanti dei consumatori, sembrano d'accordo su un punto: al di là di ogni altra considerazione la vittima del nuovo provvedimento sarà la ricerca. I radicali hanno aperto due giorni fa una campagna referendaria contro una legge considerata «illiberale e preclusiva dello sviluppo della ricerca scientifica», lanciando un primo appello a tutti i parlamentari in favore della libertà di ricerca, sottoscritto da oltre 2.400 scienziati ed accademici non solo italiani. Del referendum sono già pronti i tre quesiti, la sua presentazione è prevista per il prossimo anno e ha ottenuto fin dal suo annuncio l'appoggio di un ampio schieramento trasversale tra le forze politiche.
Decisamente contrario si e dichiarato ieri il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Giuseppe del Barone. «Come medico e come cittadino – ha affermato – prendo atto della definitiva approvazione, da parte del Parlamento, della legge sulla procreazione assistita, un provvedimento più volte auspicato per regolamentare una materia dai forti contenuti etici. Tuttavia non posso non registrare che, forse per la prima volta, una legge dello Stato lede l'indipendenza decisionale del medico e nel contempo, crea inappropriati vincoli alla ricerca medica italiana, che risulterà in tal modo penalizzata nel confronto con altri Paesi».
Forti critiche da parte di Bobo Craxi contro il governo e Forza Italia. Craxi ha chiesto alle forze laiche di mostrarsi unite sulla richiesta di un referendum e sostiene che «resta la necessita di una legge che consenta alle donne di ricorrere alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita senza vincoli, anche se in sede di percorso referendario sarebbe opportuno separare la questione della ricerca scientifica sugli embrioni rispetto a quella più specifica del ricorso alla fecondazione assistita».
La Cgil l'ha condannata come un insulto alla scienza e agli scienziati: si preferisce dare morte certa ai 25 mila embrioni congelati (come è avvenuto in Inghilterra dove negli anni '90 gli embrioni andati perduti sono stati oltre 250 mila) piuttosto che utilizzare parte di essi per dare nuova vita a linee cellulari staminali capaci di fare progredire la ricerca e dare prospettive concrete di cura a milioni di uomini attualmente incurabili. A parlare per la Confederazione e stato Roberto Polillo, responsabile delle politiche della salute della Cgil nazionale, sottolineando che gli scienziati saranno costretti a trasferirsi oltre confine per potere svolgere ricerche in linea con gli altri Paesi. «La comunità scientifica nazionale deve insorgere contro l'oscurantismo e il dogmatismo antiscientifico», ha concluso Polillo.
«Non è una legge che rispetta l'uomo» e anzi conduce l'individuo ad essere «oggetto di consumo prodotto a norma di legge ma derubato della sua dignità umana». Anche Don Benzi, presidente dell'associazione «Comunità Papa Giovanni XXIII», esprime le sue perplessità sul nuovo provvedimento, che fa sì che «almeno il 95% dei concepiti non possa nascere».