PAOLO MIELI: SÌ A ESPERIMENTI SU CELLULE DESTINATE A ESSERE SOPPRESSE (Corsera)

<B>9 Marzo 2004</b> – <i>Caro Mieli,
leggo sul Corriere di domenica 7 marzo, in un articolo di Margherita De Bac, che potrebbe nascere a Milano una casa per embrioni congelati "orfani", cioè – come precisa il ministro della Salute Girolamo Sirchia – quelli non più impiantabili perché hanno perso i legittimi proprietari oppure perché hanno madri troppo in avanti con gli anni perché possano essere utilizzati. A me sembra un bella notizia, tanto più per la coincidenza con l'entrata in vigore, il 10 marzo, della legge sulla fecondazione assistita che tanti limiti ha posto in questo campo. Spero adesso che quegli embrioni "orfani" possano essere usati anche per la ricerca, fornire quelle cellule staminali su cui la sperimentazione è pressoché interdetta…</i> Enrica Malnati, Milano

Cara signora Malnati, mi hanno favorevolmente colpito le due proposte di Vittorio Sgaramella che, sul Corriere , accompagnavano l'articolo da lei citato di Margherita De Bac e che, in qualche modo, vengono incontro al suo auspicio. Sgaramella ha suggerito di raccogliere il sangue del cordone ombelicale di tutti i neonati cosicché ogni persona avrebbe una sua scorta di staminali omologhe, forse un giorno rigenerabili in trapianti compatibili. «Sarebbe bello», scrive lo studioso, «se fosse proprio il sangue del cordone ombelicale a suggellare un'alleanza etica/scienza e ad aprire un'onesta "via italiana alle staminali"». Sgaramella propone anche che gli embrioni in soprannumero vengano usati e non «eliminati come rifiuti ospedalieri». Usati come? «Autorizziamo i genitori a donarli alla ricerca e dal loro studio impariamo tutto quello che possiamo e dobbiamo».
Qualche giorno fa, sul Foglio , Antonio Socci, dopo aver citato i rapporti assai negativi degli scienziati Jacquest Testart e Rudolf Jeanish nei confronti degli esperimenti su clonazione e staminali, ha posto – con grande cortesia e senza iattanza – a me e a Marcello Pera la seguente domanda: «Perché, invece di intensificare gli studi sulle cellule staminali non embrionali, che hanno già dato ottimi risultati, si vuole a tutti i costi indirizzare la ricerca verso le cellule embrionali che oltretutto fanno temere fenomeni degenerativi e altre conseguenze negative ancora inesplorate per i malati?». Le cose, in realtà, non stanno come lasciano intendere le parole di Socci. Né io né, credo, il presidente del Senato abbiamo mai pensato che si debbano interrompere o rallentare gli esperimenti sulle cellule adulte; chi, come me, crede nell'opportunità di indirizzare la ricerca sulle cellule embrionali è, anzi, favorevole a che la sperimentazione proceda sul doppio binario, con scambio di informazione tra coloro che studiano le cellule neonate e chi le più anziane. È in questo che sta la differenza tra chi è favorevole a tutti gli esperimenti sulle cellule e chi come Socci vorrebbe – certo, per nobili motivi – delimitarne il campo a quelle adulte. Lasciamo che sia la ricerca a dirci se siano meglio le cellule embrionali, fetali o adulte.
Un limite esiste anche per me: quello dell