Pochi ricordano che c’è lo zampino di Eugenia Roccella in uno degli ultimissimi atti ufficiali del governo prima delle dimissioni di Berlusconi del 16 novembre scorso. Mentre ministri e portaborse inscatolavano in fretta e furia la propria roba, e una folla entusiasta per la fine del “secondo ventennio italiano” si radunava nel centro di Roma fin sotto le finestre di Palazzo Chigi, la premurosa sottosegretaria con delega sulla bioetica spediva alla firma del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e al Consiglio superiore di sanità (Css), le nuove linee guida della legge 40/2004 sulla Procreazione medicalmente assistita (Pma). La mossa della Roccella, lucidamente calcolata, fu quasi completamente ignorata dai media, sebbene ci fosse una palese violazione delle procedure previste in questi casi come fecero notare invano le associazioni di pazienti infertili e l’associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica. L’iter per l’aggiornamento delle linee guida, infatti, prevede il coinvolgimento dell’Istituto superiore di sanità previo parere del Css, per poi arrivare alla firma del Ministro. Tale procedura venne di fatto aggirata. Il perché non si sa. Di certo c’è che quel documento rispunta oggi sul tavolo del Consiglio superiore di sanità riunito in assemblea plenaria per dare il proprio parere come richiesto con procedura d’urgenza il 17 febbraio scorso dal ministro della Salute, Renato Balduzzi. Con l’aiuto della segretaria dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo, Cronache Laiche intende raccontare ai suoi lettori cosa sta succedendo e perché in caso di via libera del Css c’è il serio rischio (ancora una volta) di ledere gravemente i diritti delle coppie che si rivolgono ai centri di fecondazione assistita sparsi per la Penisola.
Avvocato Gallo, cos’è che non va nelle linee guida griffate Roccella?
Tante cose non vanno. A cominciare dal fatto che non potranno accedere alla fecondazione assistita le coppie fertili portatrici di malattie come ad esempio la talassemia e la fibrosi cistica. Questo nonostante i tribunali italiani affermino il contrario. Le linee guida, inoltre, stravolgono completamente le decisioni dei giudici che fino a oggi e in piena osservanza della giurisprudenza costituzionale hanno obbligato i medici a impiantare solo l’embrione sano. Esse infatti limitano la diagnosi sull’embrione che dovrà garantirne lo sviluppo. E poi ancora, recepiscono un documento elaborato dall’Osservatorio Pma sull’applicazione del Dlgs 191/07 riguardo i criteri tecnici dei centri di fecondazione, che di fatto è illegittimo poiché doveva essere approvato dalla conferenza Stato-Regioni. In pratica, con un abuso di potere in barba al parere della Conferenza si vuole introdurre una normativa che stravolge le competenze tecniche degli organismi deputati al raccoglimento dei dati.
Possiamo approfondire questo punto?
Sarà violata la privacy dei pazienti, perché viene applicato un sistema di identificazione nominativo nei confronti di chi accede alla fecondazione assistita. Una sorta di schedatura. C’è poi il rischio di uno spreco di denaro pubblico non indifferente. Gli embrioni abbandonati dovranno essere conservati a spese delle Regioni nonostante il decreto Sirchia del 2004 abbia stabilito il loro invio alla speciale biobanca di Milano. Talmente speciale che è costata ai contribuenti circa 700mila euro e per la sua manutenzione se ne porta via altri 80mila l’anno. Infine queste linee guida svuotano di contenuto e competenza il ruolo dell’Istituto superiore di sanità. Esso – e non il governo – detiene la competenza esclusiva in virtù della Legge 40.
Il 17 febbraio scorso è stata convocata d’urgenza al Css una riunione del gruppo di lavoro per le linee guida. Il ministro Renato Balduzzi, successore di Fazio, sempre con procedura d’urgenza ha convocato per oggi l’assemblea plenaria del Consiglio superiore di sanità che dovrà esprimere il parere sulle linee guida della legge 40 elaborate dal precedente governo. Secondo lei, cosa sta succedendo? Come mai tanta fretta?
Il ministro Balduzzi invece di rispettare la procedura richiesta dalla legge 40 all’art. 7, non dando seguito a un atto del governo Berlusconi, fa nominare una commissione del Css sulle linee guida nella quale compaiono i nomi di Morresi, Dalla Piccola, Porcu, Costa, Garaci, Scaravelli, Lenzi, Ascone e Cittadini. Quattro di loro fanno parte di Scienza&Vita e non c’è nessun rappresentante delle società scientifiche della Pma. Il parere positivo alle linee guida della Roccella è scontato.
Pertanto torneremo nei tribunali (Tar Lazio) per impugnare l’atto amministrativo, come già avvenne con le linee guida del 2004. Peraltro stupisce che un ministro tecnico non segua procedure tecniche in materia di legge 40, ma si mette in scia del Governo precedente. C’è da chiedersi il perché. E c’è da chiedersi come mai un tecnico agisce con tanta determinazione contro la salute e i diritti dei cittadini.
Sarà certamente una coincidenza ma il 18 febbraio è stata resa pubblica la data dell’udienza in cui la Consulta deciderà sull’articolo della Legge 40 relativo al divieto di fecondazione eterologa. Il 22 maggio prossimo sapremo se anche questo caposaldo della norma è incostituzionale. Qual è il suo parere?
In Italia fino al 2004, anno di entrata in vigore della legge 40, le tecniche con donazione di gameti venivano applicate brillantemente senza alcun problema né giuridico né di natura scientifica. Con l’entrata in vigore della norma sulla Pma, le coppie sterili, pur avendo il requisito richiesto dalla legge per l’accesso alle tecniche, non possono ricevere l’applicazione di tecniche eterologhe, cioè con donazione di gameti, perché vietate. Se da un lato la legge introduce un divieto, dall’altro però paradossalmente prevede maggiori garanzie per chi nasce con queste tecniche vietate. Le coppie italiane a causa di questo divieto sono costrette a recarsi all’estero.
Uno studio appena presentato dall’Osservatorio sul “turismo procreativo” ha calcolato che il 50 per cento circa delle coppie che vanno all’estero per sottoporsi alla Pma, lo fa per superare il divieto di fecondazione eterologa vigente in Italia.
Il divieto potrebbe essere cancellato il 22 maggio quando i giudici della Consulta ne verificheranno la costituzionalità in riferimento agli articoli 2-3-32-29 della Carta. Dopo otto anni dall’entrata in vigore della legge, un altro veto privo di fondamento giuridico e scientifico sarà cancellato. È già accaduto nel 2009 con la sentenza 151 della Corte Costituzionale, la quale a tutela della donna che si sottopone a un trattamento per l’infertilità ha eliminato l’obbligo di produzione di soli tre embrioni in ogni ciclo di fecondazione, l’obbligo del loro contemporaneo impianto, e anche il divieto di congelamento degli embrioni in sovrannumero. Questa oramai è “storia”. La legge fa acqua da tutte le parti ma il Parlamento preferisce non rimediare a vecchi errori compiuti sulla base di noti compromessi, a danno dei cittadini.
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