Caro Presidente,
leggo nella sua risposta al Ministro Livia Turco, a proposito della necessità di assicurare comunque la disponibilità della cosiddetta "pillola del giorno dopo" (ma va ribadita l’opportunità di parlare di "contraccezione d’emergenza" come fa tutta la letteratura scientifica sull’argomento), che «il medico non è un ‘erogatore automatico’ di farmaci»
Argomento che sottoscrivo con convinzione, dal momento che essendo un ginecologo ospedaliero vengo chiamata in continuazione al Pronto Soccorso per tale prestazione, ad ogni ora del giorno e della notte.
Ma mi permetta qualche riflessione:
1. Lei dice che "tenuto conto che a tutt’oggi la letteratura scientifica internazionale non sembra abbia risolto in via definitiva il dilemma se la pillola del giorno dopo agisca impedendo la fecondazione dell’ovulo o l’impianto dell’ovulo fecondato, è assolutamente legittima l’eventuale obiezione di coscienza" .
In realtà i dati disponibili degli studi più importanti indicano che l’ effetto contraccettivo coinvolge o un blocco o un ritardo dell’ovulazione, dovuti o al blocco o al ritardato picco del LH , piuttosto che una inibizione dell’impianto. Sta per uscire a questo proposito un’ampia review sul prossimo numero della rivista Contraccezione Sessualità Salute Riproduttiva organo della SMIC (Società Medica Italiana per la Contraccezione, che raggruppa in modo originale ben tre società mediche: l’AOGOI (Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani), la SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e l’AGITE (Associazione dei Ginecologi Territoriali).
2. Poiché faccio parte di quei medici non obiettori per i quali " l’eventuale prescrizione della pillola del giorno dopo è da considerarsi il momento finale di un atto medico, a tutela della salute della donna" , mi chiedo se lei pensa davvero che solo perché un preservativo si è rotto, io debba mettermi a ridiscutere la più che chiara volontà contraccettiva della paziente o della coppia.
E ammettendo di volerlo fare, anche con le migliori intenzioni non è pensabile di poter affrontare di volta in volta un counselling completo sulle scelte riproduttive in quella sede, deputata alle urgenze, magari con una sala parto in fibrillazione o un emergenza chirurgica in corso!
3. Infine lei propone quella che a mio parere resta l’unica soluzione:" si cambi la legge facendo dispensare il farmaco dalle farmacie, come avviene in altri Paesi o addirittura nei supermercati come negli Usa". La contraccezione di emergenza per via orale oggi raccomandata è la monosomministrazione di una dose di 1,5 mg di levonorgestrel . Questo schema terapeutico soddisfa tutti i criteri di un farmaco senza necessità di ricetta medica che mi permetto qui di ricordare: tossicità molto bassa,nessun rischio di overdose, nessuna dipendenza, nessuna necessità di accertamenti medici, controindicazioni mediche poco significative, facile identificazione del bisogno,dosaggio preciso, nessuna interazione farmacologica di rilievo, nessun pericolo in caso di assunzione impropria, minime conseguenze in caso di uso ripetuto o ravvicinato nel tempo (Emergency Contraception Over-The- Counter: The Medical and Legal Imperatives.Obstetrics & Gynecology, 98, 2001).
Questa è la proposta che da anni l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica porta avanti. A parte gli aspetti medici, se la ricetta fosse abolita si eviterebbe la rincorsa alla prescrizione che vede un gran numero di medici che si rifiutano di prescriverla, non tanto per questioni di coscienza, quanto per il timore che troppe donne si rivolgano alla propria struttura sanitaria per la ricetta.
Distinti saluti
Mirella Parachini
A.C.O. San Filippo Neri
della direzione dell’Associazione Luca Coscioni
