"Il desolante lapsus di Santoro "la RU486, cioè la pillola del giorno …" mette bene a nudo le difficoltà del giornalismo italiano sui temi della scienza, tutto teso a privilegiare lo scandalo piuttosto che l’informazione." Questo il commento di Silvio Viale, il ginecologo radicale che da anni si batte per "l’introduzione della RU486", per l’abolizione della ricetta per la "pillola del giorno dopo" e per una piena applicazione della 194.Silvio Viale, che è responsabile del servizio di Interruzione di gravidanza dell’Ospedale S.Anna di Torino, ha diffuso la seguente nota su alcuni momenti del programma di ieri sera:
"E’ davvero avvilente che, dopo anni di polemiche, persino Santoro confonda la RU486 con la pillola del giorno dopo. Eppure decine di inchieste giornalistiche hanno mostrato come arroganza ed ignoranza medica continuino a negarla a molte donne. Così, un sornione Pezzotta ha detto che pillola del giorno è abortiva, pur aggiungendo "per noi", come se fosse un atto di fede; viceversa è scientificamente dimostrato che non agisce sull’ovulo fecondato, cioè non è abortiva nemmeno nel senso di impedirne l’impianto in utero, come si pensava un tempo.
Tutto ciò non mi stupisce, poiché sui temi dell’aborto e della contraccezione, a differenza d altri temi, i conduttori televisivi evitano di invitare gli esperti, cioè coloro che gli aborti li fanno davvero, che si documentano sulla letteratura scientifica, e senza i quali la possibilità di abortire non ci sarebbe affatto.
Ieri sera solo la Bonino e la Roccella sembravano sapere di cosa stessero parlando, mentre Pezzotta e Franca Rame si sono rifugiati nei ricordi o negli sbuffi.
Accade così che Santoro prenda acriticamente per buona la tesi addomesticata antiaborista di Eugenia Roccella, che sorvola volontariamente sulle nascite per inventarsi un presunto ruolo virtuoso della famiglia italiana su aborto e contraccezione. Ma i figli?
La Roccella avrebbe dovuto anche dire che, se è vero che i paesi nordici hanno un maggior numero di aborti, nonostante un più diffuso uso di contraccettivi, hanno anche un maggiore numero di figli, per cui nel confronto la "virtuosa famiglia italiana" che fa meno uso di contraccezione, ha meno aborti e meno figli, sia tra le donne sposate che tra le minorenni.. Non sarà. forse, perché l’Italia è il paese con i maggiori tabù ed il maggiore deficit laico? Il punto da cui partire per una prossima eventuale trasmissione, magari di Annozero, è perché in Italia ci siano solo 760.000 gravidanze all’anno, di cui 550.000 sono nascite, 130.000 sono aborti legali, 10.000 aborti clandestini e 70.000 aborti spontanei, con la conseguenza che se aumentassero i concepimenti, aumenterebbero certamente le nascite, ma anche gli aborti, proprio come accade in Svezia, in Francia e in Inghilterra.
Allo stesso modo, non è vero che l’aborto maedico duri venti giorni come ha affermato la signora Roccella e che la mortalità sia un le lento tale da modificare le valutazioni mediche co,e confermano i documenti della FDA e dell’EMEA.
Se si vuole, si può discutere perché l’aborto sia un’opzione inevitabile di ogni paese europeo: ogni anno 7.000 donne irlandesi vanno ad abortire in Inghilterra e in Europa solo l’Olanda ha un tasso di aborto basso, sebbene in crescita, nonostante un numero di figli maggiore.
Chissà se Santoro o altri vorranno discutere di tutto ciò senza la tentazione di affrontare il tema sempre e solo come l’evocazione di un presunto generale senso di colpa delle donne? Occorre emanciparsi dal pregiudizio che l’aborto sia sempre una maledizione, perché molto più spesso è una liberazione."