Dichiarazione di Silvio Viale, della direzione dell’Associazione Luca Coscioni, sulle continue esternazioni dell’On. Eugenia Roccella:
"Eugenia Roccella diventa deputata grazie a me e alla RU486. Dovrebbe ringraziarci, invece di continuare a diffondere notizie imprecise sulla RU486. Le registrazione è un atto dovuto ed è supportata dalle evidenze delle agenzie farmacologiche di tutti i paesi occidentali in cui è registrata. L’agenzia europea del farmaco (EMEA) ha confermato nel 2007 l’efficacia e la sicurezza del farmaco: non temo alcun confronto sul piano scientifico, su quello sanitario e per quanto riguarda la 194.
Temo solo che un Parlamento con il paraocchi, impaludato dal due Roccella-Binetti, modifichi la 194 per bloccare la registrazione della RU486 e limitare il diritto per le donne di abortire.
Ritengo utile smentire alcune affermazioni di Eugenia Roccella, conscio che sia impossibile per me replicare al sua attivismo mediatico a tempo pieno.
Mi limito a quattro punti:
1) non è vero che sono stato rinviato a giudizio; è possibile che lo sia, ma al momento non sono rinviato a giudizio; un’analoga indagine nei confronti del Prof Nicolini per aborti medici al Buzzi di Milano è stata archiviata; l’indagine che mi vede coinvolto è iniziata nel gennaio del 2006 e confido nell’archiviazione.
2) non è vero che ci sono 16 morti per RU486; nell’elenco Eugenia Rocella mette casi diversi che non c’entrano tra loro; i casi di morte per aborto medico e chirurgico sono sporadici e non implicano una modifica di atteggiamento verso la RU486; sono inferiori ai casi di morte per gravidanza (alcune decine ogni anno in Italia); il rischio di 0,8 per 100.000 negli USA è analogo a quello di aborto spontaneo ed è nettamente inferiore a quello per gravidanza che è di 10 per 100.000; ripetere che il rischio di morte per l’aborto medico è dieci volte superiore a quello di aborto chirurgico e un’operazione truffaldina, se non si aggiunge che è estremamente basso; per confronto 1 per 100.000 è il rischio di una donna di essere assassinata, mentre il rischio di morire in un incidente automobilistico è molto più alto; la FDA e l’EMEA hanno escluso u nesso causale tra le morti segnalate per sepsi da Clostridium e la RU486.
3) non è vero che l’aborto dura tre giorni, poiché i sintomi sono legati alla prostaglandina che si assume il terzo giorno e si limitano al periodo espulsivo, alcune ore; se l’aborto avviene dopo la RU486, prima della prostaglandina, i sintomi sono uguali a quelli dell’aborto spontaneo; nei due terzi dei casi i sintomi sono minori, analoghi o poco superiori a quelli di un flusso mestruale; in un terzo dei casi sono più forti ma sopportabili con un antidolorifico.
4) non è vero che l’aborto chirurgico sia indolore; nei giorni successivi il dolore e i sintomi possono essere importanti, indipendentemente dai "chimici" utilizzati; si utilizza un chimico, una prostaglandina, per favorire l’intervento, i cui sintomi possono persistere per alcune ore; si utilizza un’anestesia chimica, che è un antidolorifico; si danno chimici per contrarre l’utero alle dimissioni; le complicazioni sono misconosciute da un sistema che abbandona le donne dopo le dimissioni.
Rinnovando la sfida su tutt i temi dell’aborto con Ferrara e la Roccella invito il mondo politico a non farsi turlupinare dalle frottole e dalle mistificazioni della Roccella, più o meno avallate da medici anti-abortisti che non hanno mai fatto aborti.
Infine aggiungo che ritengo sia possibile porre come limite indicativo per l’aborto terapeutico le 22 settimane + o giorni, cioè un limite inferiore a quelli stabiliti dalla Mangiagalli e dal Ministero, salvo la possibilità di valutare situazioni particolari, ma questo è un punto che sarei felice di approfondire con i giornalisti che fossero interessati."