di Carlo Troilo, della direzione dell’Associazione Coscioni
Chantal Sébire – di cui ieri abbiamo raccontato il dramma – dovrà continuare a soffrire. L’alta corte di Digione ha respinto la richiesta di eutanasia presentata dalla donna perché il presidente del tribunale ha giudicato che favorire il suicidio e’ un reato, accogliendo il parere della Procura che aveva definito "irricevibile" la sua richiesta. Chantal ha annunciato che non farà ricorso e che si recherà in Svizzera, dove il suicidio assistito é legale e dove ha già depositato i documenti necessari. "Voglio partire – ha detto – facendo una festa, circondata dai miei figli, amici e medici, prima d’addormentarmi definitivamente all’alba". "Smettiamola – ha aggiunto – di essere ipocriti e di pensare che un’evoluzione della legge farebbe aumentare le domande di morire. Le derive ci sono già, siamo lucidi. E non sono nemmeno derive; ogni persona che accompagna qualcuno per quella strada fa un gesto d’amore".
Il presidente francese Nicolas Sarkozy si é detto "molto toccato" dalla vicenda ed ha proposto a Chantal una nuova perizia medica con l’aiuto di eminenti professori. La donna ha rifiutato perché il suo stato di salute non le consente di trasferirsi a Parigi. Il primo ministro, François Fillon e la ministra della giustizia Rachida Dati non vogliono, in nessun caso, riformare la legge in vigore. "Non è permesso – ha detto la Dati – porre fine volontariamente alla vita di qualcuno". Anche il deputato sindaco d’Antibes, Jean Leonetti, autore della legge del 2005 sull’accompagnamento al fine vita, contesta il percorso mediatico di Chantal Sébire. Le rimprovera d’aver rifiutato tutte le possibilità mediche che le sono state offerte.
Nessuna presa di posizione, fino ad oggi, dei socialisti francesi, che avevano annunciato, in caso di vittoria, di voler legalizzare l’eutanasia. Silenzio anche da Ségolène Royal, che si era detta d’accordo sulla proposta del suo partito.
Non mi sento di proporre sul nostro sito le immagini della intervista televisiva di Chantal Sébire. Il volto sfigurato, al di là di ogni possibile immaginazione, della donna mi ha sconvolto. Ci sono, nella espressione del suo viso, i segni di una sofferenza indicibile, lo stesso orrore che si leggeva sui volti dei superstiti dei campi di sterminio nazisti dopo l’arrivo dell’Armata Rossa. Eppure i magistrati dell’alta corte di Digione, con la freddezza dei burocrati del diritto, hanno definito "irricevibile" la richiesta di Chantal. Non hanno avuto il coraggio dei giudici italiani chiamati a decidere sulle vicende di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro, che sono andati al di là della lettera delle leggi vigenti in Italia per mettersi in sintonia con i sentimenti profondi dell’opinione pubblica. E Nicolas Sarkozy non ha avuto la decenza di chiedere alle forze politiche ed al Parlamento, come fece il Presidente Napolitano rispondendo alla lettera di Welby, che almeno si discutesse apertamente di eutanasia. Si é rifugiato, dinanzi al volto sfigurato di Chantal, dietro la proposta grottesca di una commissione medica. Mentre cercavo invano di prendere sonno, dopo aver visto l’intervista televisiva di Chantal, mi sono tornate in mente le parole di una famosa canzone partigiana, scritte da Nuto Revelli: "Pietà l’é morta".