Nota dell’Associazione Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.
I dati pubblicati dal Guttmacher Institute sul crollo degli aborti praticati negli Stati Uniti dimostrano come è proprio negli stati con meno restrizioni che la diminuzione registrata è più rilevante. Se a livello nazionale la caduta media del numero degli aborti dal 2000 al 2005 è stata del 9%, in Oregon, giudicato dagli "Americani Uniti per la Vita" come lo stato meno pro-vita della nazione, il tasso di aborto è diminuito del 25%. Lo stesso vale per la California, che giudicata territorio ostile dagli antiabortisti, registra un 13% di aborti in meno. I dati americani smentiscono quindi i teorici della grande moratoria sull’aborto e i 61 deputati di Forza Italia che hanno presentato la mozione parlamentare per chiedere al Governo di sottoscrivere all’ONU "una moratoria internazionale dell’uso dell’aborto come strumento di prevenzione delle nascite". Nella mozione si sostiene che "da uno studio del Guttmacher Institute e dell’OMS emerge che non ci sono differenze tra l’Europa, dove l’aborto è legale, e l’Africa, dove è invece clandestino praticamente in tutte le nazioni".
In realtà, in quello stesso rapporto si legge che il tasso di aborti è sceso di più nei paesi sviluppati, dove l’aborto è generalmente sicuro e legale (da 39 a 26 pratiche ogni 1000 donne), piuttosto che nei paesi in via di sviluppo, nei quali il procedimento è largamente illegale e insicuro (da 34 a 29). Secondo Sharon Camp, Presidente del Guttamacher Institute, "la via migliore per rendere meno necessario il ricorso all’aborto è la legalizzazione delle procedure, garantendo che esse siano eseguite da personale specializzato e nelle migliori condizioni possibili". I sostenitori della grande moratoria sull’aborto dovrebbero pensare meno a manipolare le statistiche e più alla salute della donna.