di Rocco Berardo e Marco Perduca
Lo spot sulla pillola del giorno dopo preparato dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che va in onda su Radio radicale non è in contrasto con quello che i radicali hanno sempre professato (leggi editoriale Foglio). Anzi, in linea con le lotte per affermare il principio di legalità, vuol far conoscere ai cittadini un loro diritto affinché essi, informati, possano esercitarlo appieno.
I radicali non sono mai stati per il diritto all’obiezione di coscienza per qualsiasi legge. Come da ordinamento, l’obiezione di coscienza non può essere estesa a ogni normativa, essa può valere solo ed esclusivamente per quelle materie definite precisamente dal legislatore. Il medico può fare obiezione di coscienza quando gli venisse richiesta un’interruzione di gravidanza, come previsto con tutta una serie di bilanciamenti, dalla 194. Ma l’obiezione di coscienza è un istituto che rappresenta un’eccezione precisa e non la si può prevedere come diritto assoluto per qualsiasi legge dello Stato. Questa non sarebbe più obiezione di coscienza, al contrario ci troveremmo di fronte ad un’interruzione di pubblico servizio (se non a uno Stato parallelo).
Visto che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ma è scientificamente riconosciuta come contraccezione d’emergenza, non vi sarebbe quindi per legge la possibilità di obiezione, così come non vi è possibilità di farla sugli altri contraccettivi (preservativo incluso).
Se questo avvenisse, se un farmacista dovesse imporre la propria coscienza alla richiesta di un farmaco da parte di una persona come ci dovremmo comportare? Lasciando correre, oppure chiedendo che la legge venga applicata appieno? E se domani un medico, per motivi di coscienza o fede, decidesse di non praticare una trasfusione, oppure di non toccare una donna o un uomo in gravissime condizioni come ci dovremmo comportare?
I Radicali, da attivatori di democrazia, sono convinti di dover continuare a fare, oggi e domani, quello che hanno fatto fino a ieri: rispettare, e far rispettare le leggi – come dimostrano ad esempio le decine di denunce contro la Rai TV – oppure disobbedirle quando liberticide, assumendosene tutte le responsabilità, anche quella di andare in galera.
Lo spot sulla pillola del giorno dopo, proprio come quello sulla Legge 40, il testamento biologico e la cannabis terapeutica dovrebbero essere divulgati dal servizio pubblico di informazione radio-televisiva, perché forniscono un vero e proprio "soccorso civile" in risposta a leggi che utilizzano la proibizione come metodo di controllo di fenomeni in atto. La moratoria necessaria all’Italia del terzo millennio è quella relativa all’illegalità delle istituzioni e del potere costituito; essa è possibile solo attivando gli strumenti concreti che appartengono a qualsiasi democrazia liberale che si basi sullo stato di diritto: il rispetto della legge anche tramite denunce civili e penali.
Chi ora parla di sospendere gli aborti, non dovrebbe forse far di tutto per diffondere quanto più possibile tutti i mezzi contraccettivi volti a scongiurarli? E se anche si volesse difendere a tutti i costi il diritto all’obiezione di coscienza per i medici relativamente alla pillola del giorno dopo, non sarebbe opportuno operare per abolire la ricetta, oggi inutilmente obbligatoria, per questo farmaco?