Pd, Corbellini: sulla Carta dei Valori si guardi a esempio laico dei Padri Fondatori Usa

Dichiarazione di Gilberto Corbellini, Co-Presidente dell’Associazione Coscioni

"Se proprio non si vogliono confrontare con testi illuministi come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino della fine del ‘700 – che oggi a destra e a sinistra ci si affretta a condannare ogni qualvolta lo chiede Papa Ratzinger – almeno gli estensori della Carta dei Valori del Partito Democratico provino a rileggere le riflessioni sui rapporti tra stato, politica e religione dei cosiddetti Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America".

Lo afferma Gilberto Corbellini, co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Ordinario di Storia della Medicina presso l’Università di Roma "La Sapienza". "Fra i contenuti che più caratterizzano, in modo sorprendente antitetico rispetto alla tradizione liberale del pensiero politico, la bozza in discussione in questi giorni della Carta dei Valori del nuovo Partito Democratico – denuncia – spiccano le tesi circa la rilevanza dei valori religiosi anche per la sfera pubblica, e sui limiti alla "libertà di ricerca" a partire da assunti di liceità morale e convenienze sociali e politiche che devono e possono riguardare le ricadute applicative della ricerca". Eppure, sostiene Corbellini, "non vi sono prove storiche né funzionali del fatto che "dall’esperienza religiosa" scaturiscano delle "energie morali" che "rappresentano un elemento vitale della democrazia". Vi sono se mai prove storiche del contrario, soprattutto quando la religione non accetta il principio della laicità dello stato. Come fa la Chiesa Cattolica da alcuni anni a questa parte in Italia". "Se gli estensori della Carta rileggessero gli scritti dei Fondatori degli Stati Uniti d’America scoprirebbero che si trattava di personalità profondamente religiose, ma anche consapevoli che qualsiasi alleanza o coalizione fra i valori della convivenza civile e quelli dell’appartenenza religiosa avrebbe danneggiato sia un governo democratico sia le religioni".

"La stessa proposta di usare lo strumento della "democrazia cognitiva" per risolvere le controversie non è valida se "la democrazia cognitiva" non viene assunta nell’accezione tradizionale del pensiero liberal-democratico, cioè come formazione e istruzione continua dei cittadini per migliorare la razionalità delle scelte, ma come comprensione delle "implicazioni degli sviluppi tecnico-scientifici e [dei] dilemmi etici che essi possono sollevare". Così, passando per la "democrazia etica", si arriverebbe dritti allo "stato etico". E’ difficile immaginare qualcosa di meno funzionale per il progresso civile, economico e morale di una società moderna della sottovalutazione del ruolo educativo che l’istruzione scientifica svolge nel favorire la comprensione e il rispetto dei valori democratici. Anche questo avevano capito i Fondatori nel ‘700, che fra le prime leggi adottarono – conclude il co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni – un atto che mirava a potenziare l’istruzione liberale dei cittadini in base al timore che se fossero stati lasciati in preda ai loro impulsi naturali, magari guidati solo dall’esperienza religiosa, non avrebbero mai capito i vantaggi della democrazia".