"Siamo uomini non conigli". Con questo titolo su "Left" di questa settimana, in edicola da oggi, è pubblicato un articolo a firma di Marco Cappato, deputato europeo radicale e Luca Pardi, Segretario di "Rientro Dolce", sulla sovrappopolazione mondiale. Partendo dal dibattito politico nazionale, si denuncia la propaganda natalista di alcuni candidati alla segreteria del Pd: «l’onorevole Enrico Letta, imitato poi da Rosy Bindi, ha inserito fra i punti del suo programma come candidato alla segreteria del Partito Democratico, il sostegno alla natalità. Paludata di familismo cattolico questa versione natalista non si discosta poi molto da quella cara alle dittature del secolo scorso e confermata da Putin in un recente intervento traducibile nel semplice imperativo: date figli alla patria. Se infatti allora si trattava di creare forza lavoro e carne da cannone oggi si tratta di creare produttori e consumatori di questo gioco al rialzo permanente che è la crescita. Su un piano strettamente naturalistico, viene fatto di chiedersi se Letta e gli altri natalisti abbiano mai considerato l’ipotesi che esista un limite alla popolazione residente su un dato territorio. Ovviamente il limite esiste ed è definito in ecologia come capacità di carico e consiste nella popolazione massima di una data specie, animale o vegetale, che un certo ecosistema può sostenere data la sua struttura biologica, chimica e fisica».
Si prosegue: «L’affermazione secondo cui la terra è sovrappopolata è spesso accolta con il silenzio riservato ai grandi Tabù o con l’isteria riservata alle grandi Eresie. Tabù o eresia che sia, l’affermazione che la terra, e nel suo piccolo l’Italia, siano sovrappopolate è sempre più convincente.».
Proseguendo, Pardi e Cappato sottolineano che :«La differenza fra impronta e bioproduttività disponibile in un dato paese, costituisce il deficit ecologico di quel paese. Secondo le stime di questa grandezza l’umanità nel suo complesso sta consumando le risorse terrestri ad un ritmo che eccede la bioproduttività del pianeta del 20%. Ciò significa che l’umanità sta intaccando in modo irreversibile le risorse disponibili». La situazione attuale è che: «Nei prossimi anni, e comunque nella prima metà di questo secolo, l’umanità si troverà a fronteggiare diverse emergenze, fra queste quella del raggiungimento del picco del petrolio, cioè della principale risorsa che ha determinato l’esplosione demografica appare come la più inquietante». Ne consegue che la diminuzione delle nascite è una virtù ecologica, anche nei paesi più poveri: «Di fatto i bassi livelli di natalità dei paesi come l’Italia sono una virtù ecologica da custodire, mentre la natalità dei paesi poveri dovrebbe essere scoraggiata in ogni modo non violento e non coercitivo possibile».