Sono molti i senatori, e non solo, a chiedersi se realmente si riuscirà in questa legislatura a varare un progetto normativo che affronti la delicatissima questione del testamento biologico, colmando le gravi lacune esistenti in materia, poste tragicamente in evidenza dal caso Welby, da successive ed analogamente angoscianti vicende di accanimento terapeutico.
Il dibattito in Commissione Igiene di Palazzo Madama si è sviluppato con un andamento altalenante, tra prese di posizione di forte sollecitazione a trovare un difficile equilibrio tra dettato costituzionale, scelte etiche, incertezze giuridico-normative che spesso lasciano esposti a gravi rischi anche i sanitari chiamati in causa, contrapposizioni ideologiche che spesso travalicano quelle derivanti da schieramenti partitici.
La Commissione presieduta da Ignazio Roberto Marino, senatore dell’Ulivo, medico e docente univesitario che per anni ha svolto la sua attività negli Stati Uniti, è impegnata dalla seconda decade del prossimo mese in un fittissimo ruolino di marcia che prevede: il seguito della discussione su questo tema; la conclusione dell’iter del ddl diretto ad eliminare certificati inutili; il completamento del dibattito sul provvedimento che prevede la installazione di defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente ospedaliero; una relazione sullo stato di attuazione della legge 376 del 2000 sul contrasto al doping con audizioni dei Ministri della Salute e delle Politiche Giovanili, la indicazione – già nella seduta del 10 settembre – dei soggetti che dovranno essere ascoltati per mettere a punto l’altrettanto difficile progetto normativo riguardante la ricerca sulle cellule staminali e la creazione di una banca del cordone ombelicale; la prosecuzione del confronto sul disegno di legge di riforma delle disposizioni su omeopatia e varie altre pratiche alternative; l’approfondimento del ddl relativo ai cosiddetti ‘farmaci orfani’, cioè quelli diretti a curare malattie rare e in quanto tali non oggetto di studi ad ampio spettro e conseguenti ritorni economici da parte delle case farmaceutiche. Tuttavia, nella valutazione dei componenti della Igiene e Sanità resta sempre in primo piano, come una montagna difficile da scalare, proprio la questione del testamento biologico.
La Commissione, il 22 giugno scorso, dopo aver svolto un’ampia serie di audizioni, ha avviato la discussione generale sul DDL 3 e sui numerosi progetti connessi presentati da senatori di quasi tutti i gruppi su consenso informato del paziente, dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari, norme per impedire l’accanimento terapeutico, individuando nell’ampio confronto politico-religioso sinora svoltosi in merito i tenui confini tra il diritto di staccare la macchina al malato terminale, che ha sollecitato il diritto di morire serenamente, e il dovere di assicurare allo stesso la somministrazione di alimenti e medicine che ne portino avanti la vita. Anche se è difficile riconoscere come tale la sopravvivenza in stato di coma irreversibile.
In un dibattito televisivo svoltosi a luglio Ignazio Marino e l’esponente dell’UDC, Rocco Buttiglione hanno sottolineato la volontà e possibilità di trovare un difficile punto di equilibrio partendo da un punto in comune: in nessun caso il testo darà spazio a forme, anche celate, di eutanasia. Ma nell’ala di sinistra della maggioranza non tutte le posizioni sono altrettanto ferme in questa esclusione, così come in alcuni settori del centrodestra ogni tentativo di elaborare norme sul testamento biologico è considerato come un inaccettabile attacco alla morale cristiana. Di fatto i senatori di maggioranza accusano l’opposizione di manovre ostruzionistiche, che vanno dalla richiesta di non sviluppare il dibattito fino alla definizione di un testo base sul quale confrontarsi (lo ha sottolineato Cursi di AN proprio nella seduta del 22 giugno) alla continua presentazione di nuovi ddl da connettere a quelli già depositati.
Nella discussione generale l’autonomista Bosone ha posto in luce alcuni temi essenziali: stabilire, ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione, fino a che punto sia possibile la rinuncia ad un trattamento sanitario, prevedere la non obbligatorietà della dichiarazione da parte del paziente e stabilire che, in caso di contrasto tra soggetti legittimati ad esprimere il consenso alla cura ed il medico curante, la decisione in merito sia assunta dal Comitato Etico e, solo in ultima istanza, dalla magistratura. Sono solo alcuni dei tanti delicatissimi problemi sui quali i senatori della Igiene dovranno cercare la quadratura del cerchio. Ma il reale confronto di merito non potrà avvenire fino a quando il Comitato ristretto della Commissione non avrà definito un testo base sul quale poi sviluppare l’ulteriore approfondimento ed innestare la prevedibile pioggia di proposte emendative. Marino ha più volte sottolineato che è essenziale individuare un articolato in grado di acquisire la massima possibile piattaforma di consensi, ma la messa a punto di questa piattaforma normativa rischia di rivelarsi ancora più ardua di quella relativa diritti e doveri dei conviventi, che ormai ha solo un punto certo: il sostanziale accantonamento del ddl presentato dal Governo per cercare una intesa su un testo meno esposto agli strali di contrapposte valutazioni.
Intanto, per la ripresa di settembre, sarà data la precedenza – proprio con il previsto ciclo di audizioni – ai ddl relativi alle cellule staminali. E anche su questo tema, se sostanzialmente condivisa è la proposta di istituire una banca del cordone ombelicale, il confronto maggioranza- opposizione è tutt’altro che facile.
Dal comunicato di ASCA