La decisione del Gip Laviola di rinviare a giudizio il Dr. Mario Riccio, lascia attoniti. Eutanasia passiva? Omicidio del consenziente? Io credo semplicemente che quello del Dr. Riccio sia stato un grande gesto d’amore e di rispetto nei confronti di Piero Welby.
Certo, la politica, pure quella giudiziaria, non si fa con i sentimenti, ma il Dr. Riccio, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, ha consentito a Piero Welby quella “morte opportuna” da lui richiesta e la fine di una vita avvertita dal co-presidente dell’Ass. Coscioni come inaccettabile tortura.
Se mi è consentito, io affermerei che il Dr. Riccio ha aiutato Welby a liberarsi dalle catene che lo inchiodavano ad una “non vita”, a quella che Welby avvertiva come una non vita.
Dov’è il diritto di Welby all’autodeterminazione? Dov’è il nostro diritto a rifiutare un inutile accanimento?
E’ stato Welby a dichiarare: “E’ mia ferma decisione rinunciare alla ventilazione polmonare assistita. Staccare la spina mi porterebbe ad una agonia lunga e dolorosa. Anche una sedazione protratta nel tempo non mi garantirebbe una morte immediata senza dolore. Chiedo: è possibile che mi sia somministrata una sedazione terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza soffrire?”
Ripeto: dov’è il diritto di Welby all’autodeterminazione? Di quale assassinio parliamo, di quale omicidio? I diritti del “prigioniero” Welby dove sono?
L’art. 32 della Costituzione recita:“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Se dovesse succedere a me di vivere nelle condizioni di Piero, vorrei incontrare sulla mia strada un uomo, un medico come il Dr. Mario Riccio.
Di quale omicidio parliamo? Il pensiero di dover vivere in uno Stato che si arroga il diritto di imporre ai suoi cittadini di dover vivere, anzi sopravvivere alla propria “morte”, è per me cosa raccapricciante.
Nella sua lettera a Napolitano, Welby scrive: “…io credo che si possa per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa ‘giocare’ con la vita e il dolore altrui” e ancora “Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza ‘biologica – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”.
Voglio esprimere al dr. Riccio la mia solidarietà, il mio sostegno, e il mio grazie per quanto ha fatto.
Per quanto posso, cercherò di avviare una raccolta di fondi a copertura delle spese processuali.
Mi auguro ci sia tra il ceto politico lucano chi vorrà contribuire. Per tutti gli altri, per i miei concittadini, gioverà segnalare il conto corrente dedicato a questa iniziativa che è: ccp 41025677 intestato a Associazione Luca Coscioni, causale “fondo processo Welby”.