Nella risposta data oggi sul Corriere della Sera a Emma Bonino, i Gruppi parlamentari dell’Udeur, insieme a una serie di Deputati e Senatori dell’Ulivo, rivendicano la forza delle limitazioni esistenti nel compromesso approvato dal Senato mercoledì scorso.
Ritengo apprezzabile la scelta di quei parlamentari che, pur contrari in assoluto alla ricerca sulle staminali embrionali, hanno voluto evitare una chiusura totale, ricercando un compromesso che potesse incontrare l’accordo dell’Unione. E’ bene che ora, nel negoziare in sede Europea, il Governo italiano utilizzi tutti i margini che il compromesso consente. Va infatti rilevato che il testo approvato al Senato in nessun modo contiene il mandato ad opporsi alla finanziabilità di un qualche tipo di ricerca, anche se enuncia delle preferenze (sulle staminali adulte) che hanno solo motivazioni ideologiche.
In particolare, il Senato non ha chiesto di opporsi alla finanziabilità dei progetti di ricerca sulle staminali embrionali. La distinzione, ribadita dai summenzionati parlamentari dell’Ulivo sul Corriere, tra “embrioni sovrannuemerari” e “embrioni crioconservati non impiantabili” è una distinzione che nel nostro Paese non ha senso. Infatti in Italia, grazie (?) alla legge 40, tutti gli embrioni soprannumerari dalla fecondazione assistita che siano stati abbandonati dai genitori non sono per legge in nessun modo impiantabili, anche se prodotti dopo una delle fatidiche date che, sul modello Bush, si vorrebbero introdurre in Europa. Anche la questione della “data”, che nel testo del Senato non è inclusa, rappresenta una pura convenzione, nel senso che non esistono indicazioni scientifiche tassative sulla scadenza per la non impiantabilità di un embrione.
Quanto ai riferimenti fatti nella lettera al Corriere al futuro del Partito democratico, ribadisco qui l’invito uscito dal Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni: si usino gli indirizzari del popolo delle primarie dell’Unione per realizzare un referendum consultivo sulla ricerca sulle staminali!