Risposta non pubblicata sul Foglio di Domenico Danza

Dott. Domenico Danza, consigliere generale Associazione Coscioni

Con grande piacere constato che il Foglio di Ferrara, con l’articolo pubblicato il giorno 30 giugno dal titolo “Per la fiv tre embrioni sono pochi? I dati mondiali dicono che ne basta uno”, una volta tanto è dalla parte dei sostenitori del referendum abrogativo della legge 40 sulla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), in esso viene riportato quanto è stato presentato il 21 giugno al congresso dell ESRHE (European Society of Human Reproduction and Embryology) dalla International Committee for Monitoring Assisted Reproductive Technologies e riguarda dati del 2002 di 52 nazioni che rappresentano i due terzi dell’attività mondiale.

L’articolo pone grande enfasi sui risultati ottenuti con la SET (Single Embryo Tranfer) che consiste nel trasferimento in utero di un singolo embrione, l’obiettivo della tecnica è quello di scongiurare i rischi connessi alle gravidanze plurime derivanti dal trasferimento di più embrioni, e rispetto a quest’ultimo sembrerebbe inoltre che le percentuali di gravidanza non siano significativamente ridotte.

L’autrice dell’articolo prendendo spunto da questi risultati non perde l’occasione per criticare ancora una volta quanto sostenuto dai medici Italiani in merito al numero di embrioni da trasferire. Da tali affermazioni devo dedurre che la giornalista, nella foga di pubblicare un articolo a ulteriore sostegno della legge 40/04 non si è minimamente preoccupata di documentarsi sul contenuto scientifico di quanto ha scritto. Ritengo pertanto, necessario fornire una corretta e soprattutto completa informazione su come avviene la tecnica del SET tanto esaltata nell’articolo de IL FOGLIO.

I tempi della tecnica SET sono i seguenti:
Induzione farmacologica multipla dell’ovulazione con ottenimento di un buon numero di ovociti, inseminazione di tutti gli ovociti prelevati, ottenimento di tutti gli embrioni possibili, selezione degli embrioni vitali, trasferimento di uno solo di essi e congelamento di tutti gli altri. Tutto ciò è esattamente quanto avveniva in Italia prima della legge 40/04, e che oggi è invece severamente vietato! La giornalista dovrebbe sapere che è proprio per questi divieti ci siamo battuti! Mi auguro che ora abbia capito, congiuntamente con il direttore del giornale che ha autorizzato la pubblicazione dell’articolo, che la nostra posizione è in linea con quanto avviene in tutto il mondo scientifico e mi auguro inoltre che entrambi ci sostengano in nome del condivisibile orientamento al SET (single embryo transfer) che, “repetita iuvant”, si esegue ottenendo molti embrioni e poi scegliendone uno tra i migliori e congelando gli altri, e non invece, ottenendone uno solo alla volta, nel qual caso, è bene sottolinearlo, si tornerebbe agli scarsi risultati dell’epoca pionieristica che risale a circa 30 anni or sono.

La legge 40/04 al contrario di questi orientamenti mondiali, ci obbliga a trasferire tutti gli embrioni ottenuti con il risultato di un aumento delle gravidanze multiple che rappresentato un serio rischio sia per la donna che per i nascituri e pertanto non tutela la loro salute. Vorrei ricordare inoltre che, la tendenza alla riduzione del numero di embrioni da trasferire non solo già da tempo era nella pratica della PMA in Italia, ma è nelle raccomandazioni della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), anche queste più volte da noi citate nella campagna referendaria, ma evidentemente volutamente dimenticati.

Non posso comunque fare a meno di manifestare la mia profonda soddisfazione per l’articolo in questione pubblicato sul FOGLIO di Ferrara, che attingendo da una autorevolissima documentazione, evidenzia la inadeguatezza della nostra legge sulla procreazione medicalmente assistita rispetto all’orientamento scientifico mondiale. Concludo, esprimendo il mio disgusto per la provocazione finale della giornalista, che dopo aver riportato una analisi di alcuni ricercatori Inglesi sui costi previsti per l’eventuale sostegno di quelle le coppie che soffrono di sterilità, suggerisce che sarebbe meglio calcolare i costi per aiutare coloro i quali non hanno di questi problemi avendo la fortuna di fare i figli gratis, evidentemente per la sig.ra Assuntina More è meglio aiutare il sano che il malato.

Dr. Domenico Danza
Consigliere Generale Associazione Luca Coscioni