E’ passato un anno esatto dal referendum sulla fecondazione assistita. Quella volta non si raggiunse il quorum a fronte di un pilatesco Ruini che faceva campagna in venticinquemila parrocchie italiane a favore dell’astensione e di una relativa pilatesca e trasversale genuflessione di partiti di maggioranza e opposizione. Allora valeva l’astensione.
Oggi, il “tutti al voto” di destra, di centro e di sinistra, è stato necessario perché il quorum non era previsto ai fini della validità del risultato. Decideva chi votava, e più del cinquanta per cento degli elettori si è recato alle urne anche in piena estate.
La conclusione è presto fatta: occorre, ora, anche per i referendum abrogativi, eliminare il “quorum” quale soglia di legittimità, che cancella di fatto in Italia la possibilità di utilizzare l’istituto del referendum abrogativo. Il quorum, infatti, c’è quando non serve.