• Dichiarazione dell’on. Donatella Poretti, deputata Rosa nel Pugno e membro della giunta dell’Associazione Coscioni
In tutto il polverone che si e’ alzato dopo l’interrogazione dell’Udc e la non-risposta del vicepremier Francesco Rutelli sulla questione delle cellule staminali embrionali, e’ bene mettere dei punti fermi.
Che l’opposizione al Governo faccia il suo compito e colga qualunque occasione per cercare di mettere in difficolta’ il Governo medesimo, e’ nelle logiche dei fatti. Anche se, come hanno fatto essenzialmente i deputati Pierferdinando Casini e Gianluca Volonte’, attribuendosi consensi popolari referendari che non ci sono mai stati l’anno scorso: gli italiani non hanno confermato la legge sulla fecondazione e sulla ricerca ma solo fatto sapere che quell’argomento, con lo strumento referendario, non era per loro interessante.
Prima di tutto confermo il mio plauso all’iniziativa del ministro Fabio Mussi a levare la firma dell’Italia dal “clubbino” di coloro che nella Ue non intendono finanziare la ricerca con le staminali embrionali: decisione che il ministro poteva prendere non essendoci alcun vincolo istituzionale e politico in senso contrario. E ricordo che l’esistenza di quel “clubbino” non negava la possibilita’ che i soldi dei contribuenti europei finanziassero quella ricerca.
Il punto fermo essenziale, invece, e’ che, a livello istituzionale e civico si avvii un sereno dibattito e confronto fra le parti, perche’ ognuno sappia di cosa stiamo parlando. Perchè ai muri fideisti si oppongano i ragionamenti. Confronto, come l’iniziativa del ministro Mussi, non impedito da alcun ostacolo politico e istituzionale, ma alimentato dalla volonta’ di trovare punti di incontro oggi non previsti in alcun programma di Governo.
La modifica dell’attuale legislazione -che auspico- sarà possibile solo dall’incontro fra chiunque, nel Paese come in Parlamento, di maggioranza o di opposizione che sia, comprenda l’importanza di non lasciare l’Italia nell’oscurantismo di una ricerca scientifica oggi menomata e impedita, per dare speranze a malati altrimenti condannati. Essere stufi di ideologie che impediscono la speranza umana, non credo possa essere prerogativa di uno schieramento e, per esempio, ce lo hanno già dimostrato, nel passato referendum, esponenti oggi di opposizione come Gianfranco Fini e Ignazio La Russa, che avevano votato per le modifiche all’attuale legislazione.
Sanità, Poretti: liberalizzare la vendita dei farmaci contro il monopolio delle farmacie
Firenze, 31 maggio 2006
• Question time alla Camera di oggi dell’on. Donatella Poretti, deputata Rosa nel Pugno
Il testo della richiesta dell’interrogazione a risposta immediata
Signor vicepresidente, onorevoli colleghi, il Governo prevede la liberalizzazione dei prodotti e dei servizi in attuazione delle direttive comunitarie. Particolare rilevanza ha il mercato dei farmaci attualmente gestito in monopolio dal sistema farmaceutico anche per la vendita di quelli senza obbligo di ricetta (SOP) e da banco (OTC) che rappresentano poco più del 10 per cento del mercato. Questo monopolio impedisce la concorrenza fra più distributori, con riflessi negativi sui prezzi. Basti il raffronto con il mercato Usa dove da anni questi farmaci si acquistano ovunque: negli Usa un’aspirina costa 0,016 euro e in Italia la stessa aspirina costa 0,45 euro -circa il 2700% in meno.
Si chiede perciò come il Governo intende affrontare la questione anche in risposta alle segnalazioni dell’Antitrust, al fine di consentire l’acquisto di questi farmaci in altri canali, a tutto vantaggio del consumatore, sia di migliore servizio che di più basso prezzo.
Il rappresentante del Governo, il vicepremier Francesco Rutelli, ha risposto che la questione e’ importante e che per questo sarà aperto un tavolo di confronto con tutte le categorie interessate.
Dopo la risposta del Governo, ecco il testo della replica
Grazie Signor vicepresidente, mi dichiaro soddisfatta per il principio espresso che va nella direzione auspicata, ma temo che quanto da lei prospettato sposti una soluzione molto semplice in tempi indefiniti, e che di fatto potrebbe tradursi in un tentativo di narcotizzare la questione, ingarbugliandola nelle pastoie della burocrazia e in tavoli infiniti dove gli unici che potrebbero essere penalizzati sarebbero i consumatori. Penalizzati sia nel prezzo, primo effetto in mancanza di concorrenza, e sia nel servizio, costretti a rincorrere farmacie di turno in particolare nei giorni festivi. Ricordo che in Gran Bretagna, dopo quattro anni dall’apertura del mercato, il prezzo dei farmaci da banco e’ diminuito del 30%. Nella segnalazione n. 300 del 10/06/2005, relativa alle possibili distorsioni della concorrenza del decreto legge n. 87 del 2005, l’Autorita’ Antitrust ha, fra l’altro, ritenuto “improcrastinabile la liberalizzazione della vendita dei farmaci di automedicazione,consentendone la commercializzazione anche presso i punti vendita della distribuzione organizzata”.
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