Secondo caso di suicidio assistito in Liguria: Stefano, 66enne paralizzato a seguito di un trauma cervicale, è morto oggi

Aborto farmacologico in regime ambulatoriale

È la 15esima persona in Italia, la seconda in Liguria. Le parole di “Stefano”: “Sono felice di potermene andare nel mio letto e non essere costretto alla Svizzera. Ma l’attesa è stata lunga”

“Stefano”, nome di fantasia nel rispetto della privacy, sessantaseienne ligure completamente paralizzato a causa di un trauma cervicale, è morto il 28 aprile a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, con la relativa strumentazione prevista.

Nel corso degli anni le sue condizioni erano progressivamente peggiorate a causa dell’allettamento forzato, seguiva una pesante terapia antalgica, aveva un catetere permanente, soffriva di grave insufficienza respiratoria con frequenti episodi di polmonite dovuti alla disfagia ed era totalmente dipendente dall’assistenza continuativa dei caregiver.

Per ottenere l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, Stefano ha dovuto attendere dieci mesi dalla richiesta presentata alla ASL nel giugno 2025 e ricorrere a due diffide legali, tramite il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo e composto anche dalle avvocate Francesca Re, Alessia Cicatelli e dall’avvocato Angelo Calandrini. Dopo mesi di ritardi, una prima autorizzazione incompleta e ulteriori solleciti ha infine ricevuto il via libera definitivo.

“Stefano” è la quindicesima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso “Cappato/Antoniani” con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale, l’undicesima assistita dall’Associazione Luca Coscioni.

Inizialmente aveva contattato Marco Cappato per chiedere aiuto ad andare a morire in Svizzera. Una volta ricevute da Cappato le informazioni sulla possibilità di ottenere quell’aiuto in Italia, aveva presentato richieste al Servizio sanitario, come previsto dalla Corte costituzionale.

In assenza di medici dell’ASL disponibili a vigilare sulla procedura, “Stefano” è stato assistito dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.

Queste le parole di “Stefano”:

Alla fine di tutta questa lunghissima storia sono comunque ben felice di potermene andare nel mio letto a casa mia senza dovermi sorbire una trasferta quasi infinita fino in Svizzera.

Certo che se la ASL facesse subito le cose richieste per legge, si potrebbe evitare di attendere più di 10 mesi per riuscire nel proprio intento. Indubbiamente per una persona che era iperattiva prima dell’incidente che mi ha provocato questa frattura cervicale, essere bloccato in un letto con qualche ora ogni tanto in carrozzina è una cosa che non augurerei a nessuno dei miei nemici e questo, di base, è il motivo per cui ho deciso di porre fine a questa che non si può assolutamente definire vita.

Solo l’idea di dover andare avanti ancora diversi anni è semplicemente deprimente e inaccettabile da parte mia e quindi ringrazio profondamente l’Associazione Luca Coscioni per tutto quello che ha fatto per me cercando di velocizzare il più possibile la procedura e un sentitissimo grazie anche alle avvocate che si sono sbattute per tutto questo e al signor Marco Cappato che si sono rivelati immensamente comprensivi e gentili”.

Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “Ci uniamo al dolore di chi ha voluto bene a Stefano.

Non deve più accadere che una persona debba aspettare così a lungo, vivendo sofferenze insopportabili, per vedere rispettato un proprio diritto.

La Corte costituzionale ha chiarito che sia la verifica delle condizioni sia l’accesso alla morte volontaria devono avvenire all’interno del Servizio sanitario nazionale. La persona può scegliere di essere seguita anche da un medico di fiducia, ma il percorso deve essere garantito dal sistema sanitario pubblico, compresa la disponibilità dei suoi medici su base volontaria.

Dieci mesi di attesa e due diffide sono inaccettabili. Tutte le aziende sanitarie devono garantire procedure chiare, tempi certi e rispetto della legge, evitando ulteriori sofferenze alle persone malate.

Le regole stabilite dalla Corte stanno iniziando a essere applicate, ma Regioni e aziende sanitarie devono organizzarsi per dare risposte rapide, senza lasciare ai pazienti e all’Associazione Luca Coscioni il peso di difendersi dai ritardi o di cercare medici disponibili.

Per questo chiediamo anche alla Regione Liguria di approvare la proposta di legge regionale ‘Liberi subito’, per garantire tempi rapidi e modalità certe nell’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.