Intervento di Marco Cappato al convegno Staminali e fecondazione assistita: evoluzione giurisprudenziale dei diritti della persona

Marco Cappato

Intervento: Prima Parte

“Buongiorno a tutti. Apriamo questo incontro su due temi: staminali e fecondazione assistita, evoluzione giurisprudenziale dei diritti della persona. In realtà un tema: libertà e responsabilità individuale in Italia, ma anche in relazione a una prospettiva più europea e internazionale.Oggi non solo si affronta per la prima volta questo tipo di tema, ma è un incontro, questo, che affonda le radici in una lunga storia d’iniziative e azioni politiche per creare libertà sul fronte della ricerca scientifica e anche dell’accesso dei pazienti alle terapie.

Per il vero inizio di questo convegno, promosso dall’associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito Radicale, e in partnership con lo “European Liberal Forum”, l’ELF, la parola subito al segretario dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo.”

(Testo non rivisto dall’autore)


Intervento: Seconda Parte

“Intervenire è un dovere. Nell’altra petizione presentata oggi si legge, tra le altre cose: “Considerato che la Legge 40 punisce con la reclusione da due a sei anni più aggravanti e multa da 50 mila a 150 mila euro oltre che con la sospensione da uno a tre anni dell’esercizio professionale gli scienziati che realizzino, tra le altre cose, qualsiasi sperimentazione su ciascuno embrione umano e interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo anche ai soli fini di ricerca”. È la legge, fino a sei anni, 150 mila euro, tre anni di sospensione. “La petizione chiede al Parlamento italiano e al Governo di presentare e approvare le necessarie proposte legislative regolamentari al fine di garantire la libertà di ricerca scientifica sugli embrioni umani”. Qualcosa è cambiato in meglio rispetto ai tempi che ha raccontato Elena Cattaneo, ma qualcosa è cambiato anche in peggio perché l’assenza di una parte che esplicitamente e in modo organizzato, mi verrebbe da dire militarizzato, scatena il fronte della proibizione, oggi non c’è più in quei termini così espliciti, aggressivi all’attacco, allora c’era perché avevamo reagito.

Lo studio di cui parlava Elena fu quello grazie al quale Luca Coscioni ci contattò per la prima volta nel 2000 scrivendoci una mail e dicendoci: io sono in queste condizioni, è uscito questo studio su “Nature”, io voglio candidarmi all’elezione online dei Radicali perché voglio raccontare l’urgenza di legalizzare questa ricerca.

Divenne nostro Presidente, divenne il nostro candidato capolista. La sua candidatura fu sostenuta da 50 premi nobel che poi divennero 100 premi nobel, capolista della lista Bonino allora, e Presidente di Radicali Italiani. Allora c’era uno scontro, oggi lo scontro è fatto anche di silenzio, il tema non esiste più nel dibattito della politica. Il tema, come altri temi, non esiste più nel dibattito dell’informazione, del diritto dei cittadini a conoscere. Ecco allora il dovere di opporsi e di resistere, del quale parlava Elena, come si realizza. Oggi è il giorno in cui su tutti i giornali sappiamo di come la Corte Europea dei diritti umani abbia denunciato e sentenziato: l’Italia non punisce la tortura, non ha il reato di tortura. Le Corti Europee e internazionali hanno aiutato e possono aiutare ancora di più, e le Corti italiane, come abbiamo sentito anche dal Presidente Tesauro, a creare libertà dove non arriva la politica istituzionale. Bisogna mobilitarsi, allora c’erano i comitati referendari, ricordo scienziati, ricercatori per molti giorni in sciopero della fame per chiedere informazione corretta su questi temi.

Noi abbiamo, come associazione Luca Coscioni, illegalmente esportato embrioni all’estero con disobbedienza civile e autodenuncia pubblica, nessuna indagine è stata aperta, evidentemente subodorando il pericolo di scatenare un’iniziativa giudiziaria su questo, come non lo fanno neanche sulle disobbedienze civili, sulle droghe o sull’antiproibizionismo, si guardano bene dal cadere nella trappola-sfida della disobbedienza civile. Bisogna trovare modi molto concreti per organizzarsi sul piano dell’iniziativa giudiziaria e sul piano dell’iniziativa politica perché questo dovere di resistere a leggi ingiuste poi si traduca in qualcosa di concreto ed effettivo.”

(Testo non rivisto dall’autore)

 

Intervento: Terza Parte

“Gli interventi di Amedeo Santosuosso e poi di Gianni Baldini, in particolare, sollevano una questione che potremmo persino catalogare sotto il termine della meritocrazia e del problema anche di valutare i risultati. Chissà che il Presidente del Consiglio, fino a questo momento non particolarmente sensibile all’argomento libertà, diritti civili, libertà individuali, chissà che magari che molto più banalmente sulla valutazione dei risultati che raggiungono gli organismi tecnici non possa trovare una maggiore sensibilità.

C’è un’altra questione con la quale direi possiamo chiudere i nostri lavori, la questione dell’opinione pubblica. Già ai tempi della Legge 40 l’opinione pubblica era, secondo tutte le rilevazioni di sondaggio, favorevole in modo massiccio a tutte le questioni delle quali abbiamo discusso oggi. Non dimentichiamo questo. Non dobbiamo dimenticare che quando uno stato, un’istituzione riesce per dieci anni, quindici anni, vent’anni ad andare contro la volontà popolare oltre che contro la Costituzione senza che nemmeno un dibattito parlamentare si riesca a sollevare, quello che è in pericolo insieme alla salute delle persone e insieme alla libertà di ricerca degli scienziati, è anche la democrazia. Se non riusciamo a farci ascoltare dal Parlamento su questi temi il pericolo oltre a quello della salute e della ricerca è anche il pericolo della democrazia perché se questi luoghi dove siamo oggi perdono la capacità di creare libertà, di governare questi problemi, questi problemi sono governati altrove e in altro modo e gli stati che non hanno a che fare con l’ingombro democratico, cioè le dittature, le autocrazie in tutto il mondo diventano sempre più i luoghi dove si sposta la ricerca. Questo è un pericolo mortale per il sistema paese, ma proprio la non democrazia italiana, si potrebbe dire, o quello che rimane della democrazia italiana. Sono elementi che sollevano questioni più grandi, questioni di sistema politico e istituzionale che dobbiamo avere molto presente. 

Ringrazio Valentina Stella, innanzitutto, per il lavoro di preparazione di questo incontro, ringrazio anche Elena Rampello, Viola Tofani e Matteo Mainardi dell’associazione Luca Coscioni.

Ringrazio tutti voi per la vostra presenza. Noi ci impegniamo a produrre nel più breve tempo possibile gli atti questo incontro, il cui audio video è già disponibile sul sito di Radio Radicale. Ringrazio l’European Liberal Forum per il sostegno a questo incontro, il Partito Radicale del quale l’associazione Luca Coscioni è soggetto costituente.”

(Testo non rivisto dall’autore)