“Basta sofferenze, vado a morire”. Nel video choc la scelta di Piera

e dove il 25 aprile Daniela Cesarini, 66 anni, ex assessore ai servizi sociali del Comune di Jesi e candidata sindaco del Prc alle amministrative 2012, è ricorsa al suicidio assistito. Lì è consentito dal `41, e ne hanno approfittato prima di lei anche Lucio Magri, fondatore del `Manifesto` e l`ex magistrato calabrese Pietro D`Amico, morto tre settimane fa. Oggi, invece, siamo a parlare di Piera Franchini, anche lei morta di un suicidio assistito dopo che i medici le hanno detto che non aveva più speranze. «Cara signora, mi hanno detto i medici, l`abbiamo aperta e richiusa, il tumore è troppo esteso; perché devo soffrire fino alla morte? Chi può arrogarsi il diritto di fare questo, se non io?», si chiedeva Piera, malata di un cancro al fegato doloroso e devastante. Ieri i Radicali hanno diffuso il video delle ultime ore della donna. «Sono morta il 13 aprile – racconta Piera, voce narrante del video quando il chirurgo mi ha detto per la prima volta che non c`era nulla da fare». Parole che sono suonate come «armi politiche» per l`associazione cattolica Scienza e Vita, ma che invece l`Associazione Luca Coscioni ha usato per riaprire il dibattito e dare nuova linfa alla campagna `Eutanasia legale`. La prima giornata di mobilitazione nazionale per la raccolta di firme è oggi, sabato 4 maggio. Hanno già firmato, tra gli altri, il professor Umberto Veronesi, e il regista Marco Bellocchio. Secondo l`Istituto Mario Negri, i morti per cancro, ogni anno, sono tra gli 80 e i 90mila e fra questi il 62% si fa aiutare dai medici con eutanasia clandestina. Anche Piera, come Daniela e come gli altri prima di loro, hanno preferito la legalità oltre confine. «Ora il mio fegato è impazzito – racconta sempre nel video Piera finché non diventerò nera, color acciaio, poi ci saranno i dolori». Quindi il racconto dell’attesa per l’ppuntamento nella clinica Svizzera, dove alla fine «danno da bere una bibita e poi ci si addormenta e basta». AD ACCOMPAGNARLA Marco Cappato, radicale dell`associazione Coscioni che ha svelato: ogni anno 30 italiani vanno a morire in Svizzera, altri si dirigono in Olanda, Belgio e Lussemburgo, mentre in Svezia e Germania è ammessa solo l`eutanasia passiva, il blocco delle cure. Di qui l`iniziativa radicale per la legalizzazione dell`eutanasia e del testamento biologico. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.