
A suo tempo avevo caldamente sconsigliato il Ministro della Salute Renato Balduzzi dal presentare il ricorso a nome del Governo italiano contro la sentenza che boccia il divieto di diagnosi preimpianto contenuto nella legge 40. Con colleghi parlamentari radicali, del Partito democratico (ma anche qualcuno
del centrodestra che ha a cuore le ragioni della laicità dello stato), e che in precedenza avevano accettato di sottoscrivere un «amicus curiae»
predisposto dalla segretaria dell`associazione Luca Coscioni Filomena Gallo, a sostegno del ricorso presentato da Rosetta Costa e Walter Pavan), ci eravamo attivati subito; ed avevamo elaborato un documento nel quale si esprimeva la
nostra contrarietà alla decisione assunta, sia pure – come poi il ministro ha detto – per «fare chiarezza». In realtà era già tutto molto chiaro, e ancora
prima del verdetto della Corte di Strasburgo. La legge 40, infatti, era già stata smantellata nei suoi aspetti più retrogradi e punitivi da numerose sentenze della magistratura, che hanno confermato quanto dal primo momento noi avevamo sostenuto; ormai solo chi è offuscato da pregiudizi o preda di furori e ardori oscurantisti può ancora fingere di ignorare e negare che la legge 40 – voluta per compiacere le gerarchie vaticane – sia in stridente contrasto con la Costituzione, le normative internazionali, il «semplice» buon senso.
Il governo – mal consigliato – invece di prendere atto della sentenza della Corte di Strasburgo e provvedere di conseguenza, ha malaccortamente giocato la carta del ricorso, procurando così al nostro Paese l`ennesimo smacco. Vorrei poter dire che chi è causa del suo male deve piangere se stesso. Ma la
bocciatura della Cedu significa anche che la legge 40 è un fascio di articoli sbagliati, punitivi, anti-scientifici, che vanno cancellati, senza «se» e senza «ma». Sul versante del centrodestra già si sono levate le voci di irriducibili pasdaran arroganti, che ora chiedono – a Parlamento sciolto, a governo scaduto – l`emanazione delle linee guida. Ai colleghi che hanno firmato il nostro documento va il mio non formale ringraziamento; grazie a loro abbiamo dimostrato che non tutti i parlamentari erano disposti ad accettare supinamente
decisioni e comportamenti assunti in omaggio a logiche che nulla hanno a che fare con il diritto, la legge, la legalità. Anche grazie a loro abbiamo vinto una importante battaglia. Ora il nuovo Parlamento, che sarà chiamato sanare
il grave vulnus costituito dalla legge 40. Per questo il loro appoggio e il loro sostegno sono, saranno ancora necessari. Più in generale: il 20 febbraio di sette anni fa, moriva Luca Coscioni, la cui storia umana e politica è indissolubilmente legata alla lotta, ancora tutta da combattere, per la libertà di ricerca; e sempre il 20 febbraio di un anno fa, moriva il premio Nobel Renato Dulbecco, che per questa libertà si è sempre battuto. Avevo, per l`occasione, depositato una proposta di legge per l`istituzione della «Giornata nazionale
per la libertà di ricerca scientifica»: poteva, doveva essere l`occasione per pensare e riflettere, anche a livello di azione politica come porre la scienza al centro di quelle che sono le dinamiche culturali, civili ed economiche della società. Per questo penso che sia importante e significativo, in nome di Luca Coscioni e Renato Dulbecco, che nella prossima legislatura la proposta per l`istituzione della Giornata per la libertà di ricerca scientifica sia ripresentata e diventi legge.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.