Documento di Antonio D’eramo per il Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni

 Non mi é sembrato opportuno intervenire in diretta nell’assemblea, ma voglio comunque lasciare un paio di considerazioni, sperando possano non essere considerate troppo banali.

La prima riguarda il problema dell’eutanasia. Devo necessariamente spendere qualche parola di premessa altrimenti non si capisce il reso del ragionamento. A Saronno, dove vivo, grazie all’aiuto di Mina Welby e Beppino Englaro siamo riusciti a far approvare una mozione con cui viene dato mandato all’amministrazione comunale di istituire un registro DAT. Per farlo abbiamo dovuto coaugulare forze molto diverse, la maggior parte dichiaratamente contro l’eutanasia.

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di ospitare Carlo Troilo a Varese. Ho scelto Varese e non Saronno perché avrebbe danneggiato il percorso della mozione. Quello che voglio dire é che prima di iniziare una battaglia a suon di firme, credo sia necessario parlare e far conoscere l’eutanasia. Non credo sia vero che la gente sa di cosa si parla e non credo sia vero, soprattutto, che la gente sia disposta a mobilitarsi per proporne l’affermazione in Italia. Carlo é nel giusto, a mio parere, quando dice che il tempo é maturo, ma non ancora per un percorso parlamentare.
Noi radicali siamo famosi per le battaglie impossibili, ma io ho l’impressione che vadano costruite le basi prima di una eventuale raccolta firme.
Relativamente alla parola da usare continuo a pensare che "eutanasia" é la parola giusta: nasconderla dietro altre definizioni non impedirebbe agli altri di usarla e di accusarci di non avere il coraggio di dire esattamente come stanno le cose.

La seconda considerazione riguarda la sperimentazione sugli animali. Credo che poco valga utilizzare oggi paragoni come quelli relativi alle migliaia di scimpanzé che hanno consentito all’uomo di sconfiggere la poliomielite. Non penso certo sia opportuno criminalizzare quegli scienziati, così come non voglio criminalizzare neppure gli scienziati di oggi. Il problema, però, é che vorrei sapere se noi coscioniani di fronte al sacrificio di quei beagle e dei tanti altri animali utilizzati per le sperimentazioni scientifiche ce la caviamo con una scrollata di spalle oppure se, invece, ci rendiamo conto della gravità della situazione e cerchiamo di limitare, di discutere, di dimostrare. Mi é sembrato, dall’atteggiamento del professore di cui mi spiace non ricordare il nome, che si proponesse con un atteggiamento di (molto) malcelato fastidio verso coloro che ritengono gli animali allo stesso livello degli esseri umani e che non ritengono opportuno "usarli". Non voglio dire che la ragione é dall’altra parte, ma che un atteggiamento un po’ più collaborativo ed una presa di coscienza del fatto che non possiamo continuare a trattare il nostro pianeta ed i suoi abitanti come "roba nostra" aiuterebbe a trovare una posizione migliore per l’oggi e per il domani.
Personalmente non mi sentirei a mio agio in un’associazione che considerasse normale il sacrificio di un cagnolino: posso capire che lo accetti con sofferenza entro limiti che ci si impegna a restringere sempre di più all’essenziale. Ma non scenderei in piazza contro un movimento animalista. Cercherei di trovare con la parte ragionevole di quei movimenti un compromesso che tenga conto dell’esigenza che il risultato finale é l’abolizione della sperimentazione sugli animali. Che questo non sia alle porte é un altro fatto, ma che si tenda a quello é, ritengo, fondamentale.

Grazie.