I giudici della Corte costituzionale hanno deciso di non decidere sull’ultimo baluardo della legge 40: il divieto di inseminazione eterologa, cioè la possibilità di impiantare nell’utero un embrione ottenuto con un ovulo o uno spermatozoo donato. Tre tribunali italiani si sono rivolti alla Corte portando i casi di coppie non fertili la cui unica possibilità di avere un figlio è ricorrere a questa tecnica, ma la risposta ottenuta ieri è stata sostanzialmente un rinvio al mittente, un invito a ripensarci su considerando la sentenza emessa nel frattempo dal tribunale di Strasburgo LO SCORSO novembre, rispondendo a una richiesta simile di cittadini austriaci, la Corte europea disse (in seconda battuta, rovesciando il primo parere) che ogni Stato è sovrano nel gestire la materia, seguendo gli sviluppi della medicina, e chela legge austriaca non violava i diritti dell’individuo. I movimenti italiani anti eterologa esultarono vedendo in ciò anche la legittimazione del precetto contenuto nella legge 40. "Non sono d’accordo – si oppone la costituzionalista Maria Elisa D’Amico, audita ieri dalla Consulta – Innanzitutto perché il principio enunciato a Strasburgo è sacrosanto quanto ininfluente: ovvio che per l’Italia valga la Costituzione italiana. Anzi, proprio questo è il punto. Perché noi rileviamo una manifesta ingiustizia nella previsione della legge che offre aiuto ad alcune coppie autorizzando tecniche di aiuto alla fertilità, mentre chi ha un problema specifico (ovuli o spermatozoi non adatti a sviluppare l’embrione) subisce una discriminazione. Ciò, anche limitandosi all’articolo 3, è anticostituzionale". ORA LA PALLA torna ai tribunali clic avevano sollevato la questione: se riterranno il verdetto di Strasburgo non risolutivo, potranno di nuovo adire la Consulta. "Speriamo – conclude D’Amico – Nel frattempo magari ci sarà anche un nuovo Parlamento dove discutere di questi argomenti". In effetti ormai la legge 40 è un colabrodo, piena di proclami e vincoli studiati apposta per limitare la genitorialità assistita progressivamente abbattuti da sentenze – di tribunali civili e della stessa Corte costituzionale – che hanno riallargato le maglie. Ecco perchè perdere ieri anche il divieto sull’eterologa sarebbe stato un colpo mortale per i conservatori. "La sentenza della Corte costituzionale si inserisce nel solco di equilibrio e di civiltà tracciato dalla legge 40 e ribadito dalle sentenza della Corte europea – ha detto Alfredo Mantovano del Pdl – Non ci si illude che i fautori delle sperimentazioni contro natura si acquietino, si spera solo che non ricevano ulteriori sponde dalla magistratura ordinaria". Laconico il senatore del Pd Ignazio Marino: "La legge 40 è sempre stata ideologica, è ora di andare ai contenuti. la politica dovrebbe aprire gli occhi e le orecchie e accettare che vi sono oggettivamente dei punti da ridiscutere: evidenza che la Corte Costituzionale non ha negato". Come dire: se voleva bocciare i ricorsi, li bocciava di netto. Nel frattempo molte coppie non fertili dovranno continuare ad andare all’estero, spendendo un sacco di soldi e rischiando in proprio: sono tremila all’anno.
Eterologa, rimane il divieto ma i giudici possono ricorrere
il Fatto Quotidiano