Mi hanno detto che l’unica possibilità per avere un bambino era con la fecondazione eterologa proprio nei giorni in cui veniva varata la Legge 40. Da allora non ho mai smesso di combattere". Emma (il nome è di fantasia) è una donna di 39 anni, da 23 sta con lo stesso uomo, da 11 ha rinunciato all’idea di poter concepire un bambino in modo naturale. "Sono affetta da endometriosi – racconta al Fatto – dopo il primo intervento, a 28 anni, mi hanno dato sei mesi di tempo per provare a diventare mamma. Ma poi mi è venuta la menopausa precoce. Ce la vede lei una ragazza di quell’età già in menopausa? Perciò quando la gente dice ‘vogliono fare l’eterologa perchè sono anziane’ mi viene da ridere". Addio concepimento, addio fecondazione omologa. L’unica strada a quel punto era l’ovo-donazione. "IL PERCORSO mentale è stato lungo – prosegue Emma – ci pensi, ci ripensi, passi le nottate in bianco, piangi. Non è facile abituarsi all’idea. Dopo sette/otto mesi, poichè il desiderio era ancora troppo forte, io e mio marito abbiamo deciso di andare all’estero. Siamo stati quattro volte in Spagna, a Granada, abbiamo speso quasi 30 mila euro tra viaggi e iter medico. Una volta sono rimasta incinta, ma poi purtroppo l’ho perso". Chiunque si sarebbe arreso a quel punto. Non Emma, che ha fatto della "libera scelta di una coppia" una battaglia di vita. Il suo ricorso contro il divieto di fecondazione eterologa in Italia sarà valutato dopo il pronunciamento della Consulta. "Se c’è una cosa che mi ha fatto male più delle altre? – conclude Emma – Potrei raccontarne a decine. Quello che mi ha colpito, però, in questo lungo e doloroso percorso, è che io e mio marito abbiamo perso gli amici. Si sono tutti allontanati. Man mano che loro avevano figli naturali e noi invece ci ostinavamo a parlare dei nostri tentativi, hanno cominciato a evitarci. Evidentemente il dolore degli altri fa paura. Solo i nostri familiari più stretti hanno capito. La gente mi diceva ‘ma perchè non lo adottate’, ‘vi ostinate a volere un figlio con gli occhi azzurri’. E non parlo soltanto dei cattolici, anzi, molti cattolici sono arrabbiati con la Chiesa per queste chiusure. Parlo di gente laica, di sinistra. Le mie nuove amiche sono le donne dell’associazione Cub, Cerco un bimbo. Insieme con loro, cerchiamo di diffondere informazioni e dare sostegno. Se mi sono pentita? Mai. Rifarei tutto dall’inizio".
“Io e mio marito siamo stati lasciati soli”
Il Fatto Quotidiano