Nassiriya, vedova vuole donare embrioni ma la legge sulla fecondazione lo vieta

Il Messaggero

 Roma – Adele Panino la compagna del regista Stefano Rolla rimasto ucciso a Nassiriya nel 2003 ha chiesto di poter donare i cinque embrioni che aveva prodotto con lui. Ma le è stato risposto di no. “Lo vieta la legge 40, quella sulla procreazione assistita”, le hanno spiegato all’European hospital, clinica romana e sede di un centro di medicina della riproduzione diretto da Ermanno Greco.
Desiderio della donna è destinare alla ricerca sulle cellule staminali gli embrioni, ora conservati in azoto liquido sottozero, sviluppati nel 2002 con Stefano Rolla. Speravano in un figlio ad ogni costo. I due si erano sottoposti ad un programma di fecondazione artificiale ma quel maledetto novembre del 2003 lui è morto insieme ad altri sedici italiani e tutto si è fermato. Ora, la richiesta. E l’ipotesi di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo. Dopo la tragedia di Nassiriya Adele Parrillo non ha più voluto che i cinque embrioni fossero impiantati. A distanza di dieci anni ha bussato alla clinica. Lei che, già allora, aveva denunciato le istituzioni: non le era stato riconosciuto lo status di vedova di guerra. Perché era la compagna e non la moglie di Rolla.
“Il no alla richiesta della signora – spiega Nicolò Paoletti che assiste Adele Parrillo – è arrivato dalla legge, non dalla clinica. Il testo, infatti, non prevede che si possano donare embrioni congelati. La nostra intenzione, ripeto, è quella di donarli alla ricerca”. Che, da noi, acquista linee di staminali embrionali da altri paesi.
Perché gli embrioni abbandonati, se ne contano 3.415 nei laboratori italiani, non possono essere né distrutti né utilizzati per fini che non siano riproduttivi. “Come non è lecito per nessuno richiedere direttamente una sacca, del proprio sangue donato o un campione di cellule e tessuti – commenta. Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute. Il divieto è una garanzia che evita impropri utilizzi commerciali”.
L’associazione Luca Coscioni ha intenzione di sostenere la battaglia di Adele Parrillo. Potrebbe, secondo i legali, vantare sugli embrioni un diritto di proprietà dal momento che è morto il compagno.
“Prima della legge 40 – ricostruisce l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni – gli embrioni giudicati non idonei all’impianto venivano donati ai laboratori con il consenso dei genitori e una procedura molto rigorosa dettata dalla convenzione di Oviedo. Così, in teoria, prevede che siano tutti trasferiti in una banca a Milano, all’ospedale Maggiore, già pronta ma mai aperta. Da noi ci sarebbero migliaia di embrioni che non si possono comunque impiantare perché non idonei”.