Chiara Lalli è una bioeticista appassionata. Si occupa da anni di aborto, fecondazione, eutanasia, clonazione. Ha appena scritto un libro sull’obiezione di coscienza (C’è chi dice no, Il Saggiatore editore) e sulla difficoltà di abortire in un paese dove gli obiettori sono ormai la maggioranza. E poi, da specialista dei diritti negati, ha lavorato sul fronte delle coppie gay, in particolare sul diritto alla genitorialità, su cui ha scritto il bel libro Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay (sempre Il Saggiatore). Sulla scia della campagna di Vanity («un’iniziativa che ci voleva»), le abbiamo chiesto di raccontarci come vivono in Italia i genitori omosessuali.
In che modo oggi In Italia una coppia gay può diventare genitore?
Andando all’estero! In Italia non è permesso adottare, non è permesso accedere alle tecniche riproduttive – la legge 40 permette l’accesso solo a coppie eterosessuali e non ai single – e la donazione dei gameti è vietata (la cosiddetta fecondazione eterologa). Per le donne si sta diffondendo una fecondazione “fai da te”, magari con un amico. Per gli uomini è ancora più difficile. Insomma il percorso è ostacolato dalle leggi italiane e segnato dalla discriminazione economica, perché non tutti possono permettersi di andare in Spagna o più lontano ancora per cercare di avere un figlio.
Cosa succede concretamente nel momento in cui il genitore biologico partorisce in ospedale? Che tipo di “assetto” giuridico si viene a creare?
Per la legge italiana il genitore “vero” è quello biologico. Se sono io a partorire sarò madre a tutti gli effetti, ma la mia compagna? Una estranea. Si dovrebbe permettere di adottare il figlio del proprio compagno, in modo da proteggere il figlio prima di tutto. Quel figlio pensato e desiderato in due, e invece considerato figlio di una madre single.
Cosa succede dopo? Quali conseguenze ci sono rispetto all’accesso ai servizi per l’infanzia, ad esempio?
Devi sperare di incontrare persone comprensive: dalla scuola al pediatra, i possibili ostacoli legali sono molti. Le conseguenze sono quelle che riguarderebbero un estraneo alle prese con un minore. Deleghe, scartoffie, favori da parte di chi sa e conosce la tua famiglia e così via. Mi sembra grave che non ci sia la possibilità di rendere la situazione più chiara a giusta: due genitori con i diritti e doveri che tutti i genitori hanno.
Quali diritti ha un genitori non biologico? Cosa succede in caso di separazione?
Come dicevo prima il genitore non biologico è un fantasma. Qualche anno fa un caso è arrivato in Tribunale: due donne hanno due figli e poi si lasciano. La madre biologica impedisce all’altra di vedere i bambini. Maria si rivolge al Tribunale dei minori, ma sebbene venga riconosciuto loro l’assetto familiare, non le si concede nulla. Maria non vede i figli da anni. È triste e ingiusto, prima di tutto per i figli, che hanno visto sparire un genitore quasi da un giorno all’altro. Avevo intervistato Maria qui.
Quali sono le principali obiezioni di chi avversa la genitorialità gay?
Sono luoghi comuni, spesso simili a quelli invocati contro il divorzio, i matrimoni interrazziali, le famiglie allargate o altri assetti familiari. Un esempio: il bambino ha bisogno di una figura paterna e materna. Quanti errori in poche parole? Non solo tantissimi bambini crescono e sono cresciuti in contesti familiari diversi – e crescono bene! – ma soprattutto ridurre la figura paterna all’uomo, identificare cioè ruoli e caratteri con parti anatomiche, è davvero sciocco. Queste persone non citano alcuno studio, si basano sull’argomento d’autorità: è così perché lo penso io (o il Papa o qualcun altro). Nessuna delle affermazioni contro la genitorialità gay è supportato da ragioni: vogliamo ricordare Rosy Bindi e la sua preferenza che un bambino cresca in Africa e non adottato da una coppia gay? Anche in questo caso tanti errori e discriminazione in poche parole.
E le ragioni a favore della genitorialità gay?
Le preferenze sessuali non c’entrano con l’essere genitori. Ci sono tanti studi che confermano questa idea tanto semplice, quanto tanto avversata. Uno dei più utili – anche perché una parte è costituita da una nutrita bibliografia – è quello dell’American Psychological Association (APA), Lesbian & Gay and Parenting Continuamente ci sono studi e ricerche che smentiscono gli isterismi e le paure sui presunti danni del crescere in una famiglia gay.
Che tipo di esperienze hanno raccontato le coppie che hai incontrato per il libro? Quali gli ostacoli principali che denunciano?
L’aspetto positivo è che nonostante le difficoltà giuridiche la realtà è meno tetra: queste famiglie sono accolte bene, con curiosità e interesse, a scuola i bambini vivono bene, le presunte differenze scompaiono nel giro di pochi secondi. Perché non ci sono differenze, o meglio ci sono quelle individuali, tra persone. Quello che mi interessava era raccontare un pezzetto di questa realtà familiare per cercare di demolire le condanne e i pregiudizi. Conoscerle è il più potente mezzo per farlo.
E all’estero cosa succede?
In Canada o in alcuni Stati degli Usa, per esempio, ci sono varie possibilità: adozione, adozione del figlio del compagno, surrogacy e donazione dei gameti. In genere l’avanzamento sui diritti riguarda sia le convivenze che la genitorialità. Penso alla Gran Bretagna o alla Francia, ove ci sono strumenti che garantiscono le convivenze.
Noi rimaniamo indietro, a volte mi sembra con un certo orgoglio cieco. Ogni volta che sento invocare la “famiglia tradizionale” penso al matrimonio riparatore e ad altri orrori tradizionali e mi auguro che l’uguaglianza non sia negata ancora a lungo.