“Vi chiedo l’eutanasia per la mia Anna”

Davide Tamiello

"Lasciate morire la mia Anna». Una richiesta  straziante, un grido  di dolore dì un marito provato  e stanco di non poter mettere la parola fine alle  sofferenze della sua amata  moglie. Martin van der Burgt, cittadino olandese residente  da undici anni a Gardigiano  di Scorzè, in provincia  di Venezia, ha ingaggiato  una dura lotta con le istituzioni  e con "i burocrati", come  li chiama lui, perché venga  praticata l’eutanasia alla moglie  Anna Busato. 

La donna è in coma da  novembre, colpita da emorragia  cerebrale nella zona posteriore  del cervello. «Sono in  debito con lei – racconta – e lo  sarà per sempre finché non  riuscirò a far rispettare la sua  volontà». Anna, infatti, aveva  stilato il proprio testamento  biologico, dando pieno titolo  al marito di ricorrere all’eutanasia  pur di concederle una  «morte dignitosa». Martin  van der Burgt nei giorni scorsi  ha raccontato la vicenda a  "Radio Netherlands international",  definendola «kafkiana».  

La donna, ricoverata nel  reparto di lungodegenza  dell’ospedale di Noale (Venezia),  era stata dimessa il 3  marzo. Respira da sola, cioè  senza essere costretta a utilizzare  l`ossigeno, e si nutre  attraverso un sondino che dal   naso arriva nello stomaco.  Secondo i medici non aveva  più alcun senso trattenerla in  ospedale, e così, istruito il  marito su come accudirla, avevano deciso di rimandarla  a casa. Ma la richiesta di  Martin, l’eutanasia, come  spiega Arturo Orsini, direttore generale dell’Asl 13, in cui  Anna era ricoverata, «non è compatibile con la legislazione  italiana. Il tribunale di Anversa dà ragione al signor  van der Burgt – continua il  direttore generale – ma le  leggi olandesi sono diverse  dalle nostre. Per eseguire le  volontà della signora, dovrebbe  tornare in patria».  

Eppure, l’uomo, dopo aver  incassato il rifiuto da parte  delle autorità sanitarie italiane,  si è visto chiudere le porte  in faccia anche nel suo paese  natale, nonostante lì l’eutanasia  sia consentita e la moglie  sia in possesso della doppia  nazionalità. Nessuna struttura  sanitaria ha voluto dare la  propria disponibilità. E quando  un medico ha cercato di  essere d’aiuto, ha spiegato  van der Burgt, è stato stoppato  a tre riprese dai superiori.  «Molti medici italiani sono a  favore dell’eutanasia per i  pazienti terminali, ma la procedura  in Italia è illegale racconta  Martien – ho deciso  allora di perseverare in Olanda,  ma nessuno mi ha ascoltato».  Le strutture sanitarie  olandesi, infatti, hanno sollevato  una serie di questioni,  fra le quali il fatto che Anna  non avrebbe una copertura  medico-sanitaria in quel paese.  «Sono dei burocrati. Non  hanno tenuto conto dell’aspetto  umano», si è lamentato van  der Burgt durante l’intervista  con l’emittente olandese. L’ultimo  controllo medico nei confronti  di Anna, come racconta  il direttore sanitario dell’Asl  Filippo Accietto, era stato  fatto tre giorni fa e le condizioni  della donna dal punto di  vista clinico complessivo erano  risultate stazionarie.  Ieri però il marito ha deciso  di riportarla in pronto soccorso  a Mirano perché aveva un occhio che lacrimava. I medici, constatato che si trattava  di congiuntivite, l’hanno medicata  e trattenuta in osservazione  la notte per sicurezza.  

A Gardígíano, Martin e Anna  sono una coppia conosciuta, vivono qui da 11 anni. «La  ama molto – commenta don  Roberto Trevisan, parroco  della frazione – e abbiamo  parlato a lungo della situazione.  È normale che Martin  pensi all’eutanasia, è cresciuto  in un paese con una cultura  diversa dalla nostra su questi  temi. La mia impressione,  però, è che sia troppo innamorato  per portare a termine ciò  di cui parla».  Il marito ora, ha solo una  cosa in testa: rispettare la  volontà di Anna. E vuole farlo  nel paese in cui lei è nata.  «Certo che vorrei farlo qui continua  – anche io mi sento  italiano dopo tanti anni. Ma  se non mi sarà concesso di  rispettare il volere di mia  moglie, cercherò un’altra soluzione,  non ho scelta, in caso contrario mi sentirei in obbligo  per tutta la vita. Non  importa se non sarà oggi o  domani, Anna davanti ha ancora  una ventina d’anni, e  farò di tutto per accontentarla.  Dovesse essere qui, in Olanda, o in qualunque altro  posto del mondo».  

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