Verso l’eutanasia legale – Per una morte dignitosa e opportuna

Il Manifesto
Mina Welby

“Mina, a che punto siamo con la proposta di legge popolare per la legalizzazione dell’eutanasia? Vedi, quello che è capitato a mio marito, da tre anni in stato vegetativo, non voglio che capiti a me. Anzi, se mi succedesse qualcosa di una tale gravità vorrei interrompere subito quella che io non potrei considerare vita”. Queste le parole di Maria. La sono andata a trovare ieri. “Ora che Livio (nome di fantasia) è a casa, sto meglio anch’io. Ho tutta l’assistenza necessaria per lui e sono serena. Fisicamente è anche migliorato. Mi pesa però il dubbio che a volte possa avere sprazzi di consapevolezza. Cosa mi direbbe se potesse parlarmi? Purtroppo non posso fare nulla per lui. Non aveva rilasciato mai delle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari e io non posso prendere questa importante decisione al posto suo. Ma posso prenderla per me”, continua Maria. “Ho fatto il testamento biologico con il modulo dell’Associazione Luca Coscioni. Mio figlio avvocato mi ha spiegato che, come accertato dalla sentenza sul caso Englaro, i testamenti biologici in Italia hanno validità giuridica. Se posso scegliere le cure, le posso anche rifiutare. Sai, mi informo e parlo con mio figlio. Voglio sapere e capire le cose. Una volta non c’erano tutte queste terapie invasive. Oggi spesso non servono ad altro che a prolungare una interminabile sofferenza alla persona malata. Chi accetta una vita simile non può costringere altri a rimanere intrappolati nella stessa situazione”.

Il sommesso grido di aiuto di questa donna mi spinge a chiedere la discussione della proposta di legge “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”. Da un anno giace alla Camera dei Deputati, nascosta dall’ipocrisia del Parlamento. Per questo dalle 16.00 dell’11 settembre alle 12.00 dell’indomani, farò un walk-around di 20 ore consecutive intorno a Montecitorio. Chiedo ai parlamentari di avere il coraggio di vivere un dolore sconosciuto e solitario. Chiedo loro di interpellare la propria coscienza. Nei reparti di rianimazione, nelle case di famiglie con malati gravissimi, negli hospice, nei pronto-soccorso si imparano a conoscere i problemi che toccano il confine delle nostre vite. Quando ci si renderà conto che i cosiddetti temi eticamente sensibili sono invece urgenti problemi sociali – per i pazienti, per i loro familiari, per i medici – potrà nascere una buona legge per una morte dignitosa. Od opportuna, come diceva mio marito Piergiorgio.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.