Verso l’Eutanasia Legale – «Il morire a cui ci condannano»

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il manifesto
Matteo Mainardi

«Vado per­dendo sem­pre di più la mia auto­no­mia intel­let­tiva e men­tale, con grave deperimento della qua­lità  e della dignità  del mio vivere quo­ti­diano. Vi prego, aiu­ta­temi a venirne fuori! Prima che sia troppo tardi per le mie facoltà  di giu­di­zio ed auto­nomo discer­ni­mento. Ho urgente biso­gno di voi, del vostro pre­zioso aiuto per acce­dere all’eutanasia». Que­sto è sola­mente un pas­sag­gio di una delle tante let­tere e tele­fo­nate che ogni set­ti­mana giungono all’Associazione Luca Coscioni così come a Exit Italia.

Ragazzi e anziani con pato­lo­gie gra­vis­sime e costretti da anni a pesanti cure con­ti­nua­tive. Affetti da malat­tie ingua­ri­bili ma non in fase ter­mi­nale, non rie­scono a tro­vare aiuto nem­meno nelle cli­ni­che sviz­zere. Per­sone che sanno che qual­che mese dopo la richie­sta di aiuto sarà troppo tardi per­ché per­de­ranno la capa­cità  di inten­dere e volere. Let­tere fir­mate che chie­dono infor­ma­zioni sulla Sviz­zera, parole ras­se­gnate dall’ingente spesa per affrontare l’esilio, per poter morire e ter­mi­nare le pro­prie sofferenze.

Come denun­ciato già nella pre­ce­dente rubrica citando fonti Istat, in media ogni giorno in Ita­lia 4 malati ricor­rono al sui­ci­dio impic­can­dosi o lascian­dosi pre­ci­pi­tare dai bal­coni. L’elusione del legi­sla­tore – parola quanto mai adatta usata dal Pre­si­dente Napo­li­tano nel richia­mare l’attenzione del Par­la­mento – nei con­fronti della situa­zione del «fine vita all’italiana», è oltre­modo sfac­cia­ta­mente cri­mi­nosa. La teo­ria della ridu­zione del danno, che motiva le poli­ti­che di lega­liz­za­zione così come già  acca­duto negli anni ’70 nei con­fronti dell’aborto, guida oggi il Comi­tato Euta­na­sia Legale che da 260 giorni attende l’avvio della discus­sione in Aula della pro­po­sta di legge popo­lare depo­si­tata nel set­tem­bre 2013. Giorni sui quali pesano quasi mille sui­cidi, maca­bri e vio­lenti, moti­vati da malat­tia fisica o psichica.

Fu Luca Coscioni, il lea­der radi­cale la cui vita è stata segnata dalla scle­rosi late­rale amio­tro­fica che lo ha por­tato alla morte nel feb­braio del 2006, a dire che «l’incubo non è nella morte, ma nel morire cui ci con­dan­nano. L’eutanasia è una dura realtà e come tale va rego­la­men­tata senza ipocrisie».

Per­ché non pos­siamo garan­tire a que­ste per­sone il rispetto dell’ultimissima spe­ranza, quella in una fine degna di un essere umano? A que­ste e ad altre domande prima o poi il legi­sla­tore dovrà rispondere.

www.eutanasialegale.it/sostienici

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.