Vedova, no agli embrioni per la ricerca

Il Mattino
Daniele Regno

 Roma. Nessuna possibilità di essere né distrutti, né usati per la ricerca, né ovviamente impiantati. Il destino degli embrioni criocongelati e poi abbandonati nelle cliniche per la fecondazione assistita in Italia è in un limbo, da cui non possono essere tolti neanche quando a deciderlo è la stessa persona che li ha voluti creare.
L’ultimo esempio di questa condizione è nella storia di Adele Parrillo, la vedova del regista Stefano Rolla rimasto ucciso nell’attentato di Nassirya del 2003, che alla richiesta di poter donare alla scienza gli embrioni prodotti per poter avere un figlio con il compagno si è vista opporre un rifiuto dettato dalla legge 40. Adele Parrillo, compagna e non moglie di Rolla, già in passato aveva denunciato le istituzioni che non le avevano riconosciuto il suo status, dal punto di vista economico e sociale, di “vedova di guerra”.
Ora la sua vicenda torna a far parlare. “Prima della legge 40 gli embrioni giudicati non idonei all’impianto venivano donati alla scienza con il consenso dei genitori e una procedura molto rigorosa – spiega l’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni – Adele Parrillo ha diritto di chiedere
la restituzione dei propri embrioni congelati, ne è proprietaria, essendo morto il compagno”. Nel nostro paese sono 2700 gli embrioni abbandonati nelle cliniche. Quelli che Parrillo voleva donare sono cinque, creati nel 2002, ma dopo la morte del compagno la donna non ha più voluto impiantarli e lo scorso gennaio ha richiesto alla clinica European Hospital diretta da Ermanno Greco, che venissero donati ai ricercatori italiani, che ora possono fare studi solo su linee acquistate all’estero: “Il no alla richiesta è venuto dalla legge 40, non dalla clinica – sottolinea Nicolò Paoletti, l’avvocato di Parrillo – la vedova voleva donarli a qualcuno dei ricercatori italiani che lavora sulle staminali, e ora stiamo valutando ilricorso alla Corte Europea di Strasburgo”.

Proprio sugli embrioni abbandonati denuncia la deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, si starebbe preparando un colpo di mano, con alcuni deputati della ex Margherita e dell’Idv pronti a presentare una legge che renderebbe gli embrioni abbandonati adottabili: “Il tentativo è quello di dare personalità giuridica all’embrione – spiega Gallo sarebbe un colpo terribile per la fecondazione assistita,
ma metterebbe anche in dubbio la stessa legge sull’aborto: la donna non potrebbe più decidere, perché l’embrione avrebbe un tutore legale”.

“I centri non possono consegnare embrioni ai genitori, nessuno può chiedere direttamente una sacca del proprio sangue donato o un campione di cellule e tessuti – per esempio le cornee per disporne personalmente. Questa è una garanzia che evita impropri utilizzi commerciali”, spiega Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute. “Chi vuole donare i propri embrioni crioconservati alla ricerca, si troverà di fronte ad una situazione paradossale – conclude Roccella – gli embrioni crioconservati non sono infatti richiesti dai laboratori di ricerca. Le linee cellulari staminali embrionali sono infatti il risultato di embrioni creati appositamente”.

La Legge 40

Accesso alla procreazione
assistita

Consentito solo nei casi
di sterilità documentata
e non risolvibile terapeuticamente

Quali coppie

Coppie di fatto, oltre a quelle
coniugate, purché maggiorenni
in età potenzialmente fertile

Embrioni

Autonomia del medico
nel decidere il numero
di embrioni da impiantare

Diagnosi preimpianto

Vietata nella prima stesura
della legge, è stata poi consentita
dalle linee guida del 2008

Sperimentazione

Vietate clonazione umana,
sperimentazione e tecniche
che possano alterare
il patrimonio genetico

No all’eterologa

Vietato l’utilizzo di gameti
di persone estranee alla coppia

I dati

In Italia sono 3415 quelli abbandonati

Sono 3415 gli embrioni abbandonati in Italia, che la legge 40 non permette né di distruggere né di utilizzare per la ricerca. Lo ricorda Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, commentando la vicenda della donna cui viene impedito di donare i propri embrioni congelati alla ricerca
scientifica. “Prima della legge 40 gli embrioni giudicati non idonei all’impianto venivano donati alla scienza con il consenso dei genitori e una procedura molto rigorosa dettata dalla convenzione di Oviedo spiega Gallo – la legge ha proibito questa possibilità, e in teoria prevede che siano tutti trasferiti in una banca a
Milano già pronta ma mai aperta perché mancano i decreti che stabiliscono le procedure. Adele Parrillo ha tutto il diritto di chiedere la restituzione dei propri embrioni congelati, perché può vantare su di essi un diritto di proprietà, essendo morto il compagno”.