“Usi la fecondazione assistita? E io ti licenzio”

Giornalettismo

Un caso di violazione dei diritti che fa discutere, quello di Emily Herx, insegnante che ha perso il lavoro per una motivazione assolutamente discutibile.

L’ACCUSA – L’unica colpa della donna era quella di insegnare in una scuola cattolica che non ha gradito la fecondazione in vitro. L’insegnante si è ribellata e ha citato in giudizio la St. Vincent de Paul. La Commissione per le pari opportunità le ha dato ragione riconoscendo la violazione dei suoi diritti civili e dell’atto per la disabilità americano che protegge anche la sterilità.

 

IL LICENZIAMENTO – Il mese di aprile dello scorso anno a Emily non è stato rinnovato il contratto per “Irregolarità relative agli insegnamenti della Chiesa e del diritto”. Agli insegnanti la scuola richiedeva solo una formazione di matrice cattolica.

LA STORIA – Nel 2010 le diagnosticano l’infertilità, prende qualche giorno di permesso dal lavoro per iniziare il trattamento per la fecondazione assistita e la direttrice si preoccupa tanto da ricordarle che Emily è nelle sue preghiere. Nessuno si preoccupa di avvisarla che la fecondazione in vitro è proibita in quella scuola. L’anno seguente prende un permesso più lungo e questa volta le viene proposto di incontrare il parroco John Kuzmic. In quell’incontro le viene detto che i trattamenti di fecondazione possono essere fonte di scandalo. La Herx, preoccupata, chiede al reverendo se questo può farle perdere il posto di lavoro e lui risponde che ha bisogno di riflettere. Nel mese successivo le viene detto in modo brusco che il suo contratto non sarà rinnovato per l’anno 2011/2012.

LA RISPOSTA DELLA CHIESA – La Diocesi si è dimostrata contraria alla fecondazione perché: “Molto spesso comporta la distruzione e il congelamento degli embrioni e la Chiesa ritiene questo incompatibile con il rispetto dovuto alla vita umana”. Il comunicato continua: “La fecondazione è moralmente inaccettabile e la procreazione non può ridursi a mera riproduzione”. La Herx replica che ci sono colleghi maschi in servizio che hanno ricevuto trattamenti medici o procedure come la vasectomia, che hanno modificato la loro fertilità. Per ora le hanno dato ragione ma la donna è ancora senza lavoro.