Una polizza per la dolce morte La frontiera estrema dell’etica

Corriere della Sera
Luigi Offeddu

Per prima nel mondo, come essa stessa garantisce, la com- pagnia ai assicurazioni olandese Menzis offre da tempo sconti e deduzioni a chi pratica una vita sana, non fuma o fa sport. Ma, dall`altro ieri, offre anche le polizze della dolce morte, o qualcosa di simile: pagherà ai suoi assicurati che ne abbiano diritto i costi della «Clinica della fine della vita», a L’Aia. Là ci si rivolge per morire anche se il proprio medico è contrario, per chiedere una morte a domicilio grazie a una delle sei «squadre mobili», composte da un medico e da un`infermiera. C’è un impiegato in una stanza, ci si prenota e si attende. Da marzo, la clinica ha ricevuto 456 richieste di eutanasia, e ne ha esaudito 51. Oggi, ne riceve in media tre alla settimana. Il servizio non è gratuito, ovviamente: e per questo la Menzis, due milioni di assicurati, propone la sua offerta. Non senza discussioni fra i suoi dirigenti, però: il tema è delicato come in ogni altro Paese. E qui in Olanda, ancora di più. L`eutanasia è formalmente illegale, punibile con 12 anni di reclusione se nella decisione non interviene  un`autorità medica. Ma da 10 anni è ammessa se i medici accertano una «sofferenza intollerabile» o «problemi psicologici senza speranza». La legge non impone espressamente che la malattia sia incurabile. Circa il 2,8% di tutti i decessi olandesi è attribuito alla «dolce morte». Nella clinica dell’Aia le richieste più numerose non sono giustificate da tumori, ma da patologie che non minacciano direttamente la sopravvivenza. Il 10% dei pazienti dichiara di essere stanco della vita, il 30% denota problemi psichiatrici. Il 65% ha superato i 60 anni, ma un 20% non ha compiuto i 30. Così la decisione ultima resta sui medici, e pesa: la legge, da sola, mette ordine nei codici ma non nei cuori. Sempre in Olanda, genitori e medici insieme possono decidere l`eutanasia per bambini o neonati senza speranze di vita. E ragazzi fra i 12 e i 16 anni possono chiederla per sé, sempre in accordo con la famiglia e i sanitari. Dai 16-17 anni in su, vale il principio della responsabilità personale. Nessuna polizza lo copre.