«L’eutanasia è un diritto che va affrontato. Non si possono ignorare casi come quello del regista Mario Monicelli che a 95 anni si è buttato dalla finestra di un ospedale. Un finale ignominioso per un uomo di cultura che ha finito la sua vita in una pozzanghera di sangue. Questa non è civiltà». È duro Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (leo). Da anni si batte per il diritto di scegliere il momento della morte quando la vita non è più concessa e la medicina serve solo a procrastinare il momento della fine. Se non si può avere una «buona vita», si abbia una «buona morte». Volontaria. Ieri a Milano, a Palazzo Marino, l’Associazione Luca Coscioni e il comitato promotore «EutanaSiaLegale» sono tornate a chiedere un confronto parlamentare e una normativa, come già in altri Paesi, garante di un diritto a chiedere e ottenere la «buona morte». Veronesi, il giornalista Vittorio Feltri, l’esponente dei Radicali Marco Cappato hanno animato il dibattito. Sintetizzabile con Feltri: «L’eutanasia va affrontata in maniera razionale e politicamente trasversale». Per arrivare a una legge. Altrimenti, tornando a Monicelli, non resta che il suicidio per affermare il proprio diritto di morire veramente quando morti lo si è già.
Mario Pappagallo
@Mariopaps

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.