dove si esprime una posizione favorevole all’eutanasia
Sin dal luglio del 2000, nella veste di Ministro della
Sanità, Umberto Veronesi, con la pacatezza che gli è
congeniale, si era pronunciato a proposito di quella che
egli definì allora “interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione
forzata, in un malato in stato vegetativo permanente”. In
altri termini, eutanasia. Vocabolo tabù, si disse, quando cinque
anni fa le dichiarazioni del celebre oncologo sollevarono infinite
polemiche su una materia certamente insidiosa e già difficile
da affrontare nella dimensione rigorosamente tecnica, pressoché
ingestibile allorquando il dibattito si sposta su un piano ontologico.
E del diritto di morire si è tornato a parlare la settimana
scorsa in occasione della presentazione dell’ultimo libro di
Veronesi, edito da Mondadori: “Il diritto di morire. La libertà del
laico di fronte alla sofferenza” e delle risposte dell’autore alle
domande rivoltegli sull’argomento. Laddove Veronesi, in maniera
assai limpida e del tutto comprensibile, espone la sua tesi
(della quale mai ha fatto mistero) favorevole all’eutanasia volontaria
senza perciò stesso affermare che l’eutanasia possa essere
consentita prescindendo dalla volontà della
persona morente. E’ la visione, condivisibile
o meno, di un laico che si batte per la tutela
delle libertà personali senza ipocrisie o esitazioni
ma supportando convincimenti personali
con l’autorevolezza dei profili scientifici.
La malattia, ha ricordato Veronesi, crea
una forte interrelazione tra l’ammalato ed il
suo medico ponendo quest’ultimo, non di
rado, in una delicata posizione di privilegio
ai fini di interpretare la volontà del paziente
ed il suo rifiuto a sottoporsi a terapie inutili o
il desiderio di accedere ad una morte dignitosa. Nel volume è
dato spazio all’analisi delle legislazioni negli Stati europei dove,
ad eccezione dell’Olanda e del Belgio (per i cui dettati normativi
sono disponibili dettagliati rapporti, relativi al suicidio medicalmente
assistito, che rassicurerebbero molto circa i potenziali
abusi forse più temibili in assenza di controllo legislativo) l’eutanasia
è equiparata all’omicidio. Anche l’utilizzazione dei derivati
dell’oppio nella terapia del dolore per i malati terminali,
trova in Italia veti legislativi che li rendono di difficile maneggevolezza.
Veronesi ha contestato nelle interviste rilasciate la
posizione dei vescovi italiani e del cardinale Ruini in particolare,
che vorrebbero imporre un credo non condiviso da tutti e,
nella secca condanna della Ru 486, porrebbero in realtà in discussione la 194, legge approvata dal 70% del popolo italiano. La
Chiesa, d’altronde, tutela la vita come valore assoluto rifiutando
anche la prospetta di un dialogo. Dì eutanasia e libertà terapeutica,
oltre che di ricerca scientifica e università, di libertà di
parola e di fecondazione, si discuterà nel corso del IV
Convegno organizzato dall’Associazione Luca Coscioni e che
avrà luogo ad Orvieto dal 2 al quattro dicembre prossimi. Temi
di estrema complessità che suscitano preoccupazioni identificate
dallo stesso Veronesi e non troppo dilazionabili; è già in
discussione in Parlamento il “testamento biologico” nel quale
si esprime ex ante la propria volontà circa un eventuale accanimento
terapeutico. Certa è una considerazione di fondo, ad
immortalia, nemo tenetur.