Un feto nel frigorifero dell’università. Il capo del laboratorio: sabotaggio

cellule staminali.jpg
Corriere della Sera
Paola D’Amico e Gianni Santucci

Milano — È venerdì sera, corridoi dell’università quasi vuoti, un ricercatore e un giovane laureato entrano nella stanza dei freezer, hanno bisogno di «ghiaccio secco», aprono un grosso sportello e trovano una scatola di polistirolo: «Ma questa è roba nostra?». La aprono, dentro c’è un sacchetto nero, contiene qualcosa di strano, richiudono, finiscono il loro lavoro e vanno a casa. Altra scena, ieri mattina. I due si rivolgono a una biologa: «Dottoressa, dovrebbe venire di là per controllare una scatola che abbiamo trovato l’altro pomeriggio?». Pochi minuti dopo anche la ricercatrice esperta solleva il coperchio di polistirolo. «Ragazzi, bisogna chiamare la polizia». E la tarda mattinata di ieri quando all’università Bicocca, periferia Nord di Milano, inizia la trama di questo torbido thriller accademico. Qualcuno ha lasciato un feto di 4-5 mesi in uno dei frigoriferi di Angelo Vescovi, biologo e ricercatore, noto per le sue posizioni pubbliche contro l’uso delle cellule staminali degli embrioni. Dipartimento di Biotecnologie e bioscienze, edificio U3, terzo piano, stanza in fondo a un corridoio. L’intero pomeriggio trascorre con agenti della Volante della polizia che raccolgono testimonianze e acquisiscono immagini delle telecamere; gli esperti della Scientifica esaminano stanze e oggetti. E una storia intricata quanto i corridoi di questo dipartimento. Ed è da qui che bisogna partire. Chi ha lasciato quel cadavere di quattro mesi in uno dei frigoriferi conosce perfettamente l’ambiente. E un inside job, fatto da qualcuno che lavora lì o che si è mosso in base a informazioni dettagliatissime fornite da un «basista» all’interno. Altrimenti sarebbe impossibile trovare la stanza con i frigoriferi e scegliere proprio quello di pertinenza del gruppo di ricerca di Vescovi. Lui un’idea ce l’ha, molto chiara: parla di «sabotaggio». Cita due precedenti: uno avvenuto al San Raffaele, l’altro sempre in Bicocca, quando strane intrusioni «hanno distrutto anni del mio lavoro». Nel pomeriggio il rettore dell’ateneo, Marcello Fontanesi, mette altri due punti fermi: «L’Università di Milano Bicocca non fa alcun tipo di ricerca che preveda l’utilizzo di feti umani». E ancora: «Le ricerche che Vescovi sta conducendo in questo momento non sono state autorizzate dal comitato etico dell’università». Vescovi sta infatti lavorando sulla Sla presso il centro europeo di ricerca sulle staminali di Temi e l’ospedale Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo (dell’Opera Padre Pio). II rettore della Bicocca chiarisce: «Costituiremo una commissione di inchiesta interna e se dovesse emergere il coinvolgimento di personale dell’università, potete star certi che il responsabile verrà allontanato». Le risposte arriveranno dalle indagini. Che non potranno però prescindere dalla figura del biologo e dalla sua carriera universitaria. Chi conosce molto da vicino l’ambiente sintetizza così la questione: «Vescovi è una potenza economica, una calamita dei finanziamenti». Il professore sostiene infatti, contrariamente al pensiero più diffuso in ambito scientifico, che tutte le ricerche sulle staminali si possano fare senza cellule degli embrioni. Per questo il suo nome è diventato una «bandiera» di alcuni ambienti ecclesiastici, molto vicini al suo lavoro (e molto attenti a sostenerlo economicamente). A questo quadro vanno aggiunti altri due particolari. «A lezione non si vede mai», raccontavano ieri pomeriggio alcuni studenti. C’è però anche un malcontento «dall’alto», diffuso tra molti docenti e particolarmente acceso in questo periodo: l’attuale rettore della Bicocca andrà in pensione e l’università è in piena «campagna elettorale». Colpire Vescovi oggi potrebbe anche essere un modo per attaccare l’attuale dirigenza ed eventuali successori della stessa «cordata». Queste potrebbero essere solo illazioni. Comunque insufficienti a giustificare un’azione così contro natura: procurarsi un cadavere di 4 mesi e depositarlo in un frigorifero, come uno sfregio.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.