ROMA – Le prime pazienti potrebbero essere ricoverate già lunedì prossimo, al Sant’Anna, dove riprende la sperimentazione della pillola Ru486, alternativa farmacologica dell’aborto. Era stata sospesa da un’ordinanza del ministero della Salute che aveva contestato un’irregolarità: il fatto che l’interruzione della gravidanza, ottenuta con la somministrazione di due pasticche, potesse avvenire a casa anziché in ospedale, come prevede invece la legge italiana sull’aborto. Dopo molte contestazioni e annunci di disobbedienza, sono state introdotte delle modifiche.
Le pazienti verranno ricoverate e tenute sotto controllo per due notti. Il nuovo protocollo è stato approvato ieri dal Comitato etico del Piemonte e già diverse donne hanno telefonato per prenotarsi. Al Sant’Anna verranno riservati alcuni letti per assicurare il nuovo tipo di assistenza che prima della sospensione si svolgeva in day hospital, poche ore di permanenza in ospedale. La Ru486 è una pillola a base di mifepristone, un antiprogestinico, che causa le contrazioni. A distanza di 36 ore viene data una seconda pillola di prostaglandine, per l’espulsione del feto. In realtà il farmaco non dovrebbe essere sperimentato perché già registrato in Europa, utilizzato tra gli altri Paesi in Francia, Germania e Svezia. L’azienda che lo produce si è ben guardata dal chiedere l’autorizzazione alla vendita in Italia. Eppure la Ru486, compresa nell’elenco dei medicinali essenziali dell’Organizzazione mondiale della sanità, viene considerata un’alternativa più sicura all’intervento chirurgico.
Silvio Viale, il ginecologo del Sant’Anna che più si è battuto per avere la pillola a Torino non dispera e alla vigilia della ripresa della sperimentazione pensa al prossimo obiettivo: «Spero venga registrata in Italia. Mi auguro che gli assessori alla sanità regionali assumano una posizione unitaria. Sarebbe un passaggio automatico». Per portare la Ru486 a Torino era stata necessaria una trafila di oltre due anni, fra richiesta di autorizzazione, pareri, ricorsi, indagini, ispezioni. L’ultima l’ha disposta il ministro della Salute, Francesco Storace, contrario all’aborto a titolo personale, ma che da tecnico aveva assicurato: «Se tutto avviene nel rispetto della legge, possono ripartire».