Su Tito e Fenice un silenzio omertoso

E’ con sconcerto che tocca constatare l’assordante silenzio della politica lucana sui fatti di Tito e sulla vicenda Fenice, sia pure con alcune tardive e lodevoli eccezioni che confermano la regola (vedi interrogazione Tisci su Tito). Un silenzio che ha il sapore dell’omertà. Da mesi tutto tace.

Tacciono perfino i professionisti della dichiarazione un tanto al chilo e gli apologeti della presa di posizione, armamentario del kamasutra partitocratico. Denunciamo e documentiamo la mancata bonifica del sito di Tito, e il vicepresidente della Commissione ambiente, on. Salvatore Margiotta, resta muto, colto da una crisi di afasia. A fargli ottima compagnia la folta pattuglia lucana di deputati e senatori. E i paladini della legalità con il prode Belisario, il mite Radice e l’assessore Autilio? Niente paura, tacciono pure loro. Sono troppo impegnati a farsi la guerra in vista delle imminenti regionali. Lor signori agitano la legalità solo in vista delle elezioni, magari per ottenere uno strapuntino in più. L’IDV lucana è davvero la peggiore rappresentazione del cancro partitocratico che sta divorando questa terra e i suoi figli. Denunciamo gravissimi ritardi e omissioni sulla vicenda dell’inceneritore Fenice, e tutto tace, con l’eccezione dell’intervento del sindaco Navazio. Non parla Pagliuca, muto Santochirico. Evidentemente, in questa regione si ritiene sia cosa del tutto normale il comunicare con 13 mesi di ritardo che è in corso un grave episodio di contaminazione della falda del terreno. Nessuno parla. Omertà. Silenzio. Lo stesso silenzio che ha accolto le due missive che con Marco Cappato abbiamo indirizzato al Presidente della Regione e dell’assessore all’ambiente. Apprendiamo dell’ordinanza del Sindaco di Tito, che ha deciso di vietare l’utilizzo delle acque del torrente Tora. Speriamo che anche in questo caso, come nel caso Fenice, l’ordinanza non sia giunta con grave ritardo. Onorevoli, Deputati e Senatori, le uniche voci che abbiamo ascoltato in questi mesi sono state quelle di Elisabetta Zamparutti e Marco Cappato, che ,ahimè non siede più nei banchi dell’europarlamento, grazie ad una campagna elettorale definita figlia del regime che governa questo paese. Cari consiglieri regionali , illustri Presidenti della Regione e della Provincia, Marco Pannella afferma che il dissesto idrogelogico e figlio del dissesto ideologico, e le vicende lucane sono la prova che il leader radicale non sbaglia. Che dire?! Spero che in un sussulto d’orgoglio vi ricordiate che siete stati eletti anche per fare gli interessi della collettività, per tutelare la salute e l’ambiente di questa terra di Lucania.